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Il Prode Chicco

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 19 lug 2023
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 19 lug 2025


Uomo davanti a un paesaggio indefinito

"Il Prode Chicco" nasce molto tempo fa. Il file riporta le 5,50 del mattino del lontano 15 novembre del 2005, ma sicuramente su uno dei miei quaderni lo avevo scritto molto tempo prima. Dentro avevo messo di tutto: la mia epilessia (il modo in cui era considerata fino a buona parte del '900), i personaggi di altre mie storie che conto di pubblicare o qui (i racconti più brevi) o sul podcast (per le cose più lunghe, come "La casa nella nebbia", da cui viene Stratega). C'è anche Giovannino, un personaggio un po' particolare nato per una striscia a fumetti che non è più stata portata avanti, come anche la sua storia. Purtroppo non ho potuto riportare tutti i font che avevo usato all'epoca, perché il blog non lo consente, quindi ho cercato soluzioni visive differenti, per quanto possibile. In questo caso vi consiglio caldamente l'ascolto del podcast, i cui link trovate in fondo al racconto, o che potete ascoltare nella pagina "Podcast" di questo sito. Nel racconto sono citate alcune canzoni, ma io vi invito ad ascoltare anche "Dotti, medici e sapienti" di Edoardo Bennato. Regalatevi questi 10-11 minuti.

Buon viaggio.

Il Prode Chicco ha perso il suo contatto e con esso la sanità mentale. Ora vaga per una landa desolata alla sua ricerca (del contatto? della sanità mentale?). Queste sono le cronache del suo viaggio e dei suoi incontri.

Un viaggio costellato di cadute in flash incomprensibili e di sogni indecifrabili. Incontri con gente che, pur avendo perso la sanità mentale, vaga per la landa non alla sua ricerca ma cercando di sfuggire ad essa.


ENTRERESTI NELLA TANA DEL LUPO QUANDO IL LUPO è AFFAMATO?

E’ un flash, nulla più. Tempo di cadere in terra e di rialzarsi ed è andata. Non è successo niente. Non è successo niente. Non è successo niente. Non è successo niente.

Ed il Prode Chicco riprende il cammino, pronto ad ogni evenienza, ad ogni incontro con persone, più o meno strane, che sbucano dal nulla.

Ed uno di questi incontri è con Giovannino, uno strano personaggio alto 1m. e 50, largo 1m. e 50 e profondo 1m. e 50.

Giovannino gli racconta la storia della sua vita ma lui non lo ascolta più di tanto, perché non vede in che modo lo possa aiutare nella sua ricerca. In quel poco che ascolta c’è un po’ di tutto.

Giovannino è un essere nato da una donna cannone che lo ha sparato nell’edificio davanti all’ospedale. E’ un personaggio che nella vita ha visto di tutto (una suora che per aiutarlo ha gettato il velo), ha fatto di tutto (principalmente il tappabuchi). Un essere la cui vita è sempre stata condizionata dall’esteriorità, dall’apparire. Un essere che scompare in un flash.


VULESSE CA 'STU CIELO, 'STU CIELO S’ARAPESSE PE TUTT' 'A GENTE CA NUN TENE NIENTE.

Luci prego.

Scusate l’interruzione ma ritengo sia necessario procedere nel nostro percorso facendo qualche tappa di tanto in tanto. Avete assistito alla prima parte del materiale fornitoci dal nostro convertitore. Siamo i primi a poterlo utilizzare e quindi in questa primissima fase vi pregherei di inserire, insieme ai vostri commenti sul soggetto in esame, anche le vostre impressioni sull’esperimento.

Il soggetto che abbiamo preso in esame e di cui stiamo analizzando il cervello è il signor Francesco Prode, inserito nel nostro programma immediatamente dopo la chiusura dei manicomi. Per fare questo test abbiamo dovuto interrompere la somministrazione degli inibitori, anch’essi d’altronde in fase sperimentale.

Ad ogni interruzione vi concederò cinque minuti per scrivere le vostre impressioni sulla scheda che vi è stata fornita ad inizio seduta. Siete pregati di non conversare tra voi per non inficiare la prova. Grazie.


La mia impressione sull’esperimento è nettamente negativa. Più che un aspirante psichiatra mi sento un voyeur della peggior specie. Ma questa prova fa parte del praticantato e non posso sottrarmi al mio compito.

Passando al sig. Prode credo che potremmo scoprire di più prendendo in esame quanto da lui scritto prima di essere internato. In effetti, il soggetto sembra rifugiarsi in un mondo popolato dai personaggi da lui inventati. Giovannino era protagonista di uno dei suoi racconti. (Ma credo che questo a noi non interessi visto che conosciamo già le cause della sua pazzia, se così vogliamo chiamarla).


Potete spegnere le luci, ora. Grazie.


E Giovannino per l’appunto è in un flash che scompare, tanto da far credere al Prode Chicco che questa volta il flash sia durato più tempo, perché altrimenti non si spiega quell’essere dove sia andato. Ma non c’è tempo per pensare in questa landa desolata perché in lontananza si muove una figura piccolissima ed il Prode Chicco crede di riconoscere in quella figura il suo contatto. Succede qualcosa di strano perché l’apparizione si avvicina a tutta velocità e lo trapassa come fosse un fantasma. Ma prima che un altro flash possa abbatterlo il Prode Chicco, capisce che quello non era il suo contatto.


HO BISOGNO DI QUALCOSA DI VERO CHE ILLUMINI IL CIELO, PROPRIO COME TE.

Luci, grazie.

Signori… credo che la seconda parte del filmato abbia fatto luce sul nostro paziente. Un chiaro esempio di crisi mistica con avvicinamento e repentino rifiuto della figura divina. Anche per questa seconda parte avete cinque minuti per scrivere le vostre impressioni. Vi ricordo che la pausa pranzo sarà dopo la terza parte del filmato con relativo commento.


Il mio commento è che questa forse è la prima vera cosa interessante vista oggi. Ovviamente non si tratta di crisi mistica ma di ben altro. E non si tratta neanche di qualcosa di immaginario. Forse, anzi certamente, questa apparizione non meglio definita ha a che fare con il “contatto” (sicuramente una persona o una cosa che terrebbe in contatto il soggetto con la realtà).


Potete spegnere le luci, ora. Grazie.


Una vena di tristezza accompagna il Prode Chicco fino all’incontro successivo: un bambino, con atteggiamenti da adulto (anzi da bambino cresciuto in fretta, troppo in fretta), gli si avvicina. Gli dice di chiamarsi Stratega e di venire da una Casa nella Nebbia abitata da strani personaggi. E questo da un lato risolleva il Prode Chicco prima di tutto perché non è l’unico ad avere uno strano nome e poi perché non è l’unico a cui sia toccato in sorte di perdere la sanità mentale. Però è anche dispiaciuto, e profondamente, che sia successo a un bambino. Cosa ha dovuto sopportare? Contro quali mostri ha dovuto combattere? Queste domande, mai espresse, non troveranno mai risposta perché Stratega si dissolve in una folata di vento che lo porta via come sabbia.


Luci per favore.

Vi chiedo ora un commentino veloce perché è pronto in tavola. Vedrete cosa ci hanno preparato i nostri cuochi.


Un commentino veloce perché è pronto da mangiare…

Il paziente è tornato al suo mondo fantastico (più precisamente all’episodio narrato ne “La Casa nella Nebbia”). Egli evidentemente è molto legato al mondo dell’infanzia e lo dimostra il modo in cui lo rappresenta. In quello che scrive, ed ora rivive, troviamo un misto di rispetto e affetto. Tratta i bambini come suoi pari, e, per lo stesso motivo, li compatisce perché non hanno vissuto la loro infanzia.

Eccolo il commentino veloce veloce, altrimenti la pasta scuoce…



Ora signori, dopo aver soddisfatto i vostri appetiti, torniamo a nutrire la nostra mente. Abbiamo davanti a noi altre due tranche che andranno a completare il quadro psicologico del signor Francesco Prode, il nostro paziente.

Luci prego.


MAMA WILL THEY PUT ME IN THE FIRING LINE?

Il terzo personaggio è un uomo anziano. Non parla. Passa accanto al Prode Chicco, si toglie il cappello in segno di saluto e passa oltre. Il Prode Chicco crede opportuno, chissà in base a quale logica, seguirlo. Ha molto da imparare da quell’uomo. Crede di somigliargli e forse non ha torto. Ma nulla di ciò che fa quell’uomo sembra avere importanza: cammina, semplicemente. Non parla perché non ha compagnia, e il Prode Chicco si tiene a distanza per osservarlo. Lo osserva andare semplicemente per la sua strada. Poi, d’un tratto, cade in terra e scompare, come inghiottito dalla terra. Il Prode Chicco coglie un fiore e lo poggia dove è scomparso quell’uomo, al posto del quale è rimasta un’immagine di un ragazzo e una ragazza. Ed il Prode Chicco piange.


Di nuovo signori, a voi la parola. E, per favore, niente sentimentalismi.


I sentimentalismi sono per chi li sa cogliere. Il soggetto incontra probabilmente il signor Giuseppe, altro suo personaggio. Forse non è casuale che l’incontro con Giuseppe avvenga dopo quello con Stratega. In fondo sono tre facce di una stessa persona.


Bene. Siamo all’ultima parte. Spero abbiate compreso l’importanza epocale di questo test, e ne abbiate fatto tesoro. Per l’ultima volta, buona visione.


SIAMO SOLI.

Il Prode Chicco è nella confusione più assoluta. Non crede riuscirà più a trovare il suo contatto la sua sanità mentale. E il colpo di grazia glielo dà l’ultima visione. Sembra avvicinarsi qualcosa di molto simile al suo contatto. Ma appare e scompare: ora è lontano ora è vicino, ora lontano ora vicino, lontano vicino.


Queste sono le ultime immagini forniteci dal convertitore. Ora vi prego di mettere fine al vostro commento, senza dimenticare la firma, è ovvio.


Il soggetto porta allo scoperto nell’ultimo frammento ciò che lo ha accompagnato nella sua vita e nei suoi scritti. Un intimo pessimismo che però è per lui anche la spinta vitale, unito a una eterna incertezza nei rapporti interpersonali.

Questo è il mio ultimo commento a un caso umano che esseri malati, più di quanto essi ne dicano del paziente, hanno avuto l’idea di studiare.

Francesco Prode




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