Violenza - Capitolo 1
- Ivan Mattei
- 15 ott 2022
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 6 gen 2025

Un paesaggio incontaminato dove l'erba fa la sua prima comparsa. Accenni di colline, non ancora toccate. Una tensione sotterranea, mai sentita prima. Nasce piano, e cresce mentre l'invasione comincia, ed esplode quando è tutto ricoperto, con una forza che può ben equipararsi alla violenza perpetrata. Nessuna possibilità di reazione, tranne un'implosione, ed un annullamento. Fare tabula rasa di ogni sensazione è l'unica possibilità di sopravvivenza. Per Giulia questa immagine di una terra invasa, rasa al suolo dall'esterno, squassata dall'interno da un terremoto che non lascia altro che macerie, era l'unica cosa che la teneva in vita mentre quell'uomo la copriva con il suo corpo, tenendole le mani ferme in alto sopra la testa. Aveva capito subito che ogni resistenza sarebbe stata inutile, e che forse qualunque reazione avrebbe potuto amplificare il dolore. Nessun urlo poteva uscirle dalla bocca, perché il fazzoletto che le era stato infilato a forza tra le labbra bloccava la voce in gola. L'unico sfogo era il pianto, e le lacrime erano arrivate a bagnare i suoi capelli corti. Nell'inutile tentativo di non sentire il dolore, Giulia si era concentrata su quell'uomo. Voleva stampare nel suo cervello ogni singolo particolare. Almeno, se non l'avesse uccisa, avrebbe potuto aiutare la polizia a ritrovarlo. La prima cosa che aveva notato era la nazionalità. Italiano, con una leggera inflessione del nord. Era questo il primo particolare che le era saltato all'occhio, perché ormai si era abituata a sentire alla televisione che gli stupratori erano rumeni o nord-africani, o al massimo albanesi. Mai italiani. Quindi il viso. Capelli corti neri, talmente corti che non avevano nessun tipo di piega. Occhi marroni, taglio piccolo, come quando socchiudi gli occhi per guardare il sole. Il naso ricordava quello dei pugili, ed era molto grande. Gli mancavano due denti. Fumava. Questo lo aveva sentito sulla lingua che gli era entrata in bocca ancor prima che potesse serrarla. Giulia era alta 1 metro e 70, e quell'uomo misurava al massimo dieci centimetri di più. Due grossi nei ai lati del collo erano un segno distintivo ben chiaro. A Giulia sembravano i bulloni che si vedono spuntare dal collo di Frankenstein. Tutti questi pensieri le permettevano di cancellare quanto stava succedendo al suo corpo, anche per provare a fare in modo che tutto questo non avesse ripercussioni sulla sua mente. Sapeva bene che sarebbe stato impossibile, ma non voleva non provare. Il dolore sarebbe rimasto per tanto tempo ancora, perché quello non poteva cancellarlo. Partiva dal profondo della sua anima, fino ad arrivare alla punta del capello più lungo, per poi scendere per tutto il corpo, fino ad arrivare alle dita dei piedi. Aveva sentito dire che molte donne non denunciavano le violenze subite perché si vergognavano. Altre perché pensavano di poter avere un minimo di responsabilità. Altre ancora perché avevano paura dei pensieri e degli sguardi degli altri. Lei sapeva già che il dolore che stava provando superava ogni tipo di vergogna, o di paura per gli sguardi degli altri. Se fosse rimasta viva sarebbe corsa dai suoi genitori, che l'avrebbero portata in ospedale, e che l'avrebbero aiutata mentre denunciava quel maschio bianco, italiano, alto circa 1m e 80, con due nei sul collo e due denti in meno.


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