Amore e Psiche
- Ivan Mattei
- 24 mag 2023
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 19 mag 2025

Edvard e Birgit si trovarono all'ora stabilita nel posto prescelto per il loro incontro.
Scoprirono una volta per tutte che unire due solitudini non sempre le annulla. Si salutarono con un semplice "ciao" in quella stanza semi vuota, con pochi mobili e nessun quadro. L'unica cornice era quella della finestra senza tende.
Si spogliarono senza neppure guardarsi, lui da un lato della stanza, lei dall'altro.
Poi si avvicinarono.
Lei era bella, tanto che neanche le grandi occhiaie avrebbero potuto rovinarle il viso.
Non riusciva però a guardarlo negli occhi, e allora preferì chiudere completamente i propri.
Lui si inchinò quasi a cercare quel bacio che non pensava di essere capace a dare.
Le mise una mano sulla spalla, guidandola verso il letto.
Sentivano entrambi il peso della gravità, fisica e morale, e quasi caddero seduti sul bordo del materasso.
Si sdraiarono supini uno di fianco all'altra, con gli occhi fissi al soffitto.
Ci fu un rapporto sessuale, ma è inutile parlarne, perché il piacere che provarono equivale a un foglio di carta bianca.
Quando la mattina dopo si svegliò, Birgit ebbe quasi paura di volgere lo sguardo verso Edvard. Mosse un po’ il piede tra le lenzuola, simulando un movimento non voluto. Il suo piede però non trovò alcuna resistenza.
I suoi timori cominciavano a prendere corpo a causa di quella mancata presenza.
Fece forza su di sé e si girò. Edvard non c’era. Era andato via come lei temeva? La sua timidezza lo aveva forse fatto fuggire? In quel caso quella che era stata la sua prima notte con un uomo sarebbe diventata immediatamente l’ultima.
Tremando appoggiò una mano dove aveva dormito lui, quasi a cercare la certificazione di una mancanza dei suoi occhi. Quel tocco ebbe un duplice contrastante effetto: La conferma dell’assenza di quell’uomo timido e chiuso come lei, ma anche la sensazione di calore di un posto lasciato vuoto da poco.
Contemporaneamente sentì un leggero rumore dalla stanza accanto.
Si alzò e, dopo aver indossato il suo vestito che aveva comprato per l’occasione, poiché per una qualche convenzione instillata dalla comunità da cui proveniva non voleva farsi vedere nuda dall’uomo con cui aveva fatto sesso, si diresse verso la porta dell’altra stanza.
Lui era seduto su una sedia vicino alla finestra, dandole le spalle. Teneva in una mano un grosso album e nell’altra una matita con la quale stava tracciando qualcosa. Lei si avvicinò lentamente. Il rumore dei piedi nudi sulle assi di legno del pavimento non distrasse Edvard. Birgit si sporse appena per vedere il soggetto del lavoro di quell’uomo che comunque non era fuggito. Riconobbe immediatamente il proprio viso, con occhi ben aperti con uno sguardo dolce, senza le occhiaie che li appesantivano ogni giorno di più. Sfiorò il bordo dei propri occhi e sorrise. Prese una sedia e si sedette davanti a lui, come mettendosi in posa. Sorrise e guardandolo non sentì più il peso sotto gli occhi, ma lo guardò con uno sguardo che comunicava quello che le parole non riuscivano a dire.
Edvard la guardò spogliarsi e sedersi davanti a sé. Riconobbe la donna che stava ritraendo e le sorrise.
Riprese il suo lavoro e con tocchi morbidi descrisse le curve del suo corpo, con la delicatezza che avrebbe potuto usare nel toccarla. Restarono tutta la mattina ai loro posti, con sorrisi che non appassirono mai, disegnati da labbra finalmente rilassate che ad un certo punto si toccarono davvero per la prima volta.


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