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Crisi - Capitolo 19

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 17 nov 2023
  • Tempo di lettura: 4 min


18 Dicembre 2012


• Il governo Monti è al capolinea.

• La tredicesima non va più in regali, ma in tasse.

• Benigni record in tv con la lettura della Costituzione.


La notizia arrivò ad Adelmo come un colpo al cuore. Fernando il sabato precedente si era suicidato buttandosi dal quinto piano del suo palazzo. La cooperativa non aveva ingranato come avevano immaginato all’inizio tutti i soci, e oltre ai soldi investiti qualcuno, come Fernando, aveva perso anche la casa. Troppo per un uomo con famiglia. Non aveva retto il peso. Aveva ceduto. Era crollato.

La reazione di Adelmo fu inaspettata. Dopo una crisi di pianto in cui confessò a sua moglie di aver speso un capitale in gratta e vinci, si decise a tornare a cercare lavoro con maggior assiduità, pronto anche ad accettare con tratti mensili.

La mattina del 18 Dicembre si fece la barba e andò in una delle agenzie che avevano il suo curriculum. La signorina dietro la scrivania gli disse che non c’era granché in quel periodo per un uomo della sua età.

“Scusi, non è per offenderla”, si era scusata.

Ma Adelmo avrebbe accettato qualunque tipo di offesa, pur di avere uno stipendio minimo per contribuire alla vita famigliare e, magari, per tornare a cucinare di nuovo su una cucina a gas e a cenare non più al lume di una candela.

La ragazza guardò tutte le carte che aveva sottomano e, alla fine, sembrò trovare qualcosa.

“Guardi, una piccola cosa l’ho trovata, ma si tratta di un lavoro di una settimana appena a cavallo del Natale.”

Ad Adelmo si accesero gli occhi e un grande sorriso gli apparve sulle labbra.

“Comincerebbe domani per finire il 24 sera. Tutti i giorni in un centro commerciale, per otto ore al giorno. Ci sarebbe da fare Babbo Natale.”

Adelmo passò dal sorriso al riso, pensando a cosa avrebbe detto sua moglie vedendolo vestito da Babbo Natale.

“La paga non sarà granché. Parliamo di circa 250€ netti.” 250€ euro netti. Con i 900€ di Marta sarebbero quasi arrivati a una cifra normale. Non ci risolvevi la vita, ma potevi mangiare qualcosa di più decente. Adelmo lo prese anche come un buon augurio. Firmò immediatamente quanto doveva firmare e ringraziò l’impiegata dell’agenzia come se gli avesse salvato la vita.

“Pensi che nessuno accettava perché si trattava di pochi giorni di lavoro”.

Adelmo lasciò la sua disponibilità per eventuali altri lavori del genere e corse davanti la sede in cui lavorava Marta per darle la bella notizia. C’era da aspettare qualche ora perché finisse il suo turno, ma per lui in quel momento non era assolutamente un peso.


* * *


Dal diario di Marta:

Tra ieri e oggi credo di essere arrivata a danzare pericolosamente sul filo di una crisi di nervi, cosciente di non avere nessuna rete a raccogliermi se dovessi cadere.

Tutto è cominciato ieri mattina, quando abbiamo saputo che Fernando, l’ex‐collega di Adelmo, si è suicidato perché aveva investito tutto quello che aveva nella cooperativa che lui e gli altri speravano risolvesse loro il problema del lavoro.

La reazione di Adelmo è stata a dir poco scomposta e ha scombussolato anche me.

Prima si è messo a piangere a dirotto. Io pensavo che fosse per la scomparsa del suo amico, ma le frasi spezzettate che gli uscivano di bocca mi hanno fatto comprendere la disperazione di mio marito.

“Tu lo avevi detto… scusa, amore mio… sono disperato… ho giocato e ho perso sempre di più… i gratta e vinci… incosciente… ho tradito la tua fiducia…”

Mi ero avvicinata a lui e lo avevo abbracciato. Tutte queste frasi scomposte mi hanno fatto un male dell’anima. Non sapevo più cosa pensare e neanche cosa fare. Adelmo ha tradito la mia fiducia, come io ho tradito lui. Ed entrambi lo abbiamo fatto in buona fede, per cercare di risolvere la nostra situazione. Ma resta il fatto che ci siamo traditi a vicenda.

Per un attimo non ho capito più niente. Mi sono dovuta sedere sul divano per non cadere in terra. La vista si era completamente oscurata e non vedevo nulla intorno a me. Le parole di Adelmo erano diventate suoni indistinti.

Avevo voglia di seguire Fernando e non so per quale motivo. Come non so per quale motivo mi sia trattenuta dal farlo.

Piano piano la mia razionalità ha preso di nuovo il sopravvento e la vista si è schiarita, come si è schiarito il quadro davanti a me. Ci stiamo facendo del male, con cose non dette e con cose fatte. Io ancora oggi non so se devo confessargli quanto ho fatto. Per ora ho deciso di tacere, per non peggiorare la situazione, ma la cosa mi pesa. E molto. Oggi Adelmo mi è venuto a prendere al lavoro, felice come una Pasqua per un impiego di neanche una settimana come Babbo Natale in un centro commerciale. Nei suoi occhi c’era il vecchio Adelmo che avevo sposato e questo mi ha spinto sempre più verso la decisione di tacere del mio tradimento, anche se questo dovesse costarmi una gastrite perenne. Meglio soffrire da sola.

Domani mattina comincerà il nuovo lavoro e la sera mi tornerà a casa con il costume. È talmente contento che, sono sicura, quel vestito lo porterà non nello zaino, ma addosso.

È mio marito. Lo conosco bene.


Marito e moglie si abbracciano


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