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Crisi - Capitolo 2

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 22 ago 2023
  • Tempo di lettura: 4 min

Operai in fabbrica


30 Novembre2011 · Monti annuncia sacrifici. · Si annuncia un aumento del limite di anni per i con‐ tributi previdenziali. · I parlamentari si riducono i vitalizi. Ultimo giorno di lavoro. Una nuova esperienza per Adelmo. Appena arrivato al nord aveva trovato subito lavoro in quella fabbrica che era diventata un po’ la sua seconda casa e il direttore aveva detto giusto: ormai erano tutti diventati “membri di una famiglia”. Tempo addietro già c’erano state delle avvisaglie di crisi, prima ancora che diventasse qualcosa di rilevanza nazionale, ma la ditta che gestiva la fabbrica aveva retto l’urto. I vecchi operai avevano accettato una riduzione dello stipendio, pur di continuare a lavorare.

Marta quella mattina aveva lasciato ad Adelmo un biglietto vicino alla bustina del pranzo: “Si volta pagina e la prossima sarà migliore di questa che è finita”.

Nelle due settimane che erano seguite all’annuncio della chiusura della fabbrica si erano moltiplicate, giorno dopo giorno, le iniziative degli operai. A giorni alterni si mettevano in scena proteste sindacali e manifestazioni per non far chiudere la fabbrica. Le prime avevano avuto il risultato di assicurare ai lavoratori il pagamento del TFR, che a molti sembrava dovuto e logico, ma che, come si era scoperto durante i vari incontri, non era così scontato. Le seconde non avevano avuto altro risultato che messaggi di solidarietà da politici e associazioni. Nulla da mettere sotto i denti, quindi.

Il licenziamento, la chiusura della fabbrica, davano un’idea di morte. Questa era la sensazione provata da Adelmo. Sapeva da sé che era qualcosa di eccessivo. In fondo la vita continua, si chiude una porta si apre un portone, ecc… ma con la fabbrica si chiudeva anche un periodo lungo e abbastanza sereno della sua vita.

Quell’ultimo giorno i lavoratori erano riuniti in assemblea. Era un’assemblea in cui si ripetevano cose che già si sapevano, ma era un modo come un altro per stare vicini e farsi coraggio l’un l’altro. A metà dell’assemblea era arrivato anche il direttore che aveva fatto un discorso che ricalcava passo passo quanto detto ai singoli operai. Questa volta però sembrava di stare a sentire un bambino che recitava la poesia di Natale, ma qui il bambino non sorrideva e intorno a lui non c’erano parenti orgogliosi. Il direttore guardava in terra e parlava a voce bassa, tanto che non tutti riuscirono a capire cosa dicesse. Alla fine non ci fu l’applauso, ma un silenzio sconosciuto in una fabbrica.

“Queste sono le lettere di licenziamento. In questo modo potrete chiedere l’indennità di disoccupazione. Non è molto, ma speriamo basti a coprire questo periodo in cui cercherete un nuovo lavoro.”

Dal fondo della sala si udì flebile una voce:

“Abbiamo anche il TFR.”

A questa affermazione il direttore rispose a voce ancor più bassa dopo qualche secondo di silenzio.

“Già… il TFR…”

Quindi si girò e uscì dalla sala.

Gli operai restarono in silenzio a guardarsi in faccia. Prese quindi la parola il delegato sindacale, Maurizio.

“Bene. Detto questo penso che possiamo anche timbrare per l’ultima volta il cartellino e andarcene tutti a casa. Buona fortuna a tutti”.

“Non è presto?”

“Oggi no”.

Nel più assoluto silenzio andarono tutti a svuotare i propri armadietti e si misero poi in fila per timbrare il cartellino.

Qualcuno piangeva. Qualcun altro si tratteneva. Nessuno parlava.


***


Adelmo, Maurizio e Fernando si fermarono al bar davanti alla fabbrica. Il barista era diventato loro amico e ospitava anche le assemblee improvvisate nella sua sala da biliardo, dove c’era spazio per un solo tavolo e qualche sedia.

Conosceva la loro situazione e stavolta non trovava parole per accoglierli nella maniera più adeguata.

Gli uscì spontaneo un “Cosa vi offro?”.

“Si paga noi, tranquillo. Siam pieni di soldi… tre prosecchini”, disse Maurizio.

“A me un succo di frutta”, corresse Adelmo.

Fernando non riuscì a tenere dentro le parole che spingevano forte per un chiarimento.

“Ora che siamo soli, signor delegato, potresti spiegarmi perché il direttore ha messo quel tono sul TFR?”

Anche Maurizio si trovò nella stessa difficoltà che aveva provato il direttore, e le sue parole furono ben poco convincenti quando disse che bisognava stare tranquilli sul TFR, che come si era detto in assemblea era qualcosa di certo.

Adelmo sembrava non averlo ascoltato, fisso com’era sul suo succo di frutta. Le parole parvero uscire da sole, senza padrone.

“L’importante è che ci arrivi subito e non tra un anno, o più”.

“Gli accordi ci sono”, disse Maurizio mandando giù d’un fiato il prosecco.

“Sì… gli accordi”.



* * *


Dal diario di Marta:

Oggi è l’ultimo giorno di lavoro di Adelmo. Ho appena fini‐ to di preparare la macchinetta del caffè, così da farglielo trovare pronto come tutti i pomeriggi.

Queste due settimane sono state devastanti per entrambi. Adelmo si è chiuso sempre più in un mutismo disperato, mentre io mi arrovellavo il cervello per cercare di non farlo chiudere in un guscio che difficilmente poi potrei aprire.

Ne abbiamo passate tante insieme e ci siamo sempre aiutati, riuscendo dopo ogni caduta a rialzarci senza troppi danni. Ricordo quando ho dovuto accettare il mio lavoro in una cooperativa che si occupa di pulizie nelle scuole, come mi ha aiutato a non cadere in depressione, ben sapendo che accettando quel lavoro dovevo mettere da parte la mia laurea in lingua e letteratura italiana, tanto sudata, ma tanto inutile.

Adelmo non merita di soffrire e ora sta rimuginando sempre di più sul futuro. Entrambi siamo preoccupati, anche se lui, le poche volte che parla, cerca di essere positivo. Ogni giorno torna con un giornale di offerte di lavoro, si è iscritto a tutti i siti possibili e ora ha intenzione di girare per tutte le agenzie interinali. Ci prova, anche se non ci crede troppo. Io non ci credo per niente, ma lo incoraggio a provare.

Ma è possibile avere speranza quando ti offrono lavori con contratti di un mese per i quali ti serve un’esperienza maturata in due anni come subagente di assicurazione?

Ma abbiamo un po’ di risparmi e poi ci sarà il TFR maturato in 20 anni di lavoro.

Possiamo stare tranquilli, per qualche tempo.


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