La toilette
- Ivan Mattei
- 29 apr 2023
- Tempo di lettura: 2 min

Il nudo che offre la schiena allo spettatore schiude un universo di immaginazione, suggerito e non rivelato che, per questo, appare ancora più coinvolgente. Lautrec, indiscusso innovatore, usa anche i pastelli, passandoli sulla tela con le dita, per rendere il cromatismo più sfumato, ottenendo effetti di grande modernità nell’eleganza formale. (commento all'opera di Paola Giallongo, storica dell'arte)
Henri si è avvicinato senza farsi sentire. Lo può fare, perché per le donne che animano questa casa d’appuntamenti lui è come un amico fraterno, che può vedere e conoscere la loro intimità. Françoise è arrivata da poco nella casa di Madame Tourner, ma già si è abituata alla sua presenza discreta. Lui è lì, ad affrontare quella schiena nuda di ragazza da poco non più bambina che si è appena lavata di dosso gli odori e gli umori dell’ultimo cliente, per lei uno dei primi di una carriera che spera breve. L’ha trovata per caso, intravedendola attraverso una porta mal chiusa. Avrebbe voglia di andarle vicino, accarezzare con un dito la sua spina dorsale dal basso verso l’altro, per poi allargare la mano in una esplosione che porterebbe la mano a ridiscendere su quella schiena bianca e soave in un movimento lento e sinuoso. La vorrebbe abbracciare per sciogliere i suoi dubbi che sente vivi in quel suo sguardo perso nel vuoto. Le vorrebbe dire con il semplice tocco delle mani che non è sola. Vorrebbe coprirla con il resto del telo steso in terra, per darle un senso di sicurezza.
E invece resta a guardarla, percorrendo ogni piega del telo, ogni piccolo avvallamento dato dalle ossa evidenti in quel corpo magro, fino ai capelli, legati per scoprire un viso dolce che ha appena cominciato a conoscere. Nell’attesa che un piccolo rumore possa renderle nota la sua presenza e vedersi regalare il suo sorriso tenue.

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