La vita è un sogno: 06 fino a scuola
- Ivan Mattei
- 9 ago 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Il primo autobus a passare fu lo 06, quello che Jerry prendeva per andare al liceo.
Appena salì si accorse che qualcosa era cambiato. L'autobus era pieno e Jerry si fermò di fianco alla cabina del conducente. Alzò gli occhi verso lo specchio e vide sé stesso a 15 anni.
Non aveva più la camicia a maniche corte, ma una maglietta con l'Uomo Ragno, il suo supereroe preferito, e sopra un giacchetto di jeans tutto rotto. Abbassò gli occhi e vide i suoi vecchi pantaloni strappati con i quali si trovava tanto a suo agio a quei tempi. Subito sotto le storiche scarpe da ginnastica per le quali aveva tanto sofferto quando era venuto il momento di buttarle.
A tracolla aveva il suo zaino nero, nel quale metteva libri, quaderni, agenda e fumetti. Quelli non mancavano mai.
"Hai preso i soldi per la merenda?"
La voce di sua madre veniva da dietro le sue spalle. Jerry si girò e si ritrovò sulla porta di casa.
Davanti a lui c'era sua madre e lui ebbe voglia di correre ad abbracciarla. Lo fece e lei ricambiò quell'abbraccio.
"Guarda che ti mando lo stesso a scuola".
"Lo so".
Jerry si girò ed uscì dalla porta. Passato dall'altra parte però si ritrovò all'interno della sua classe del liceo. Dentro c'era soltanto il suo amico storico, quello con cui condivideva tutto, dalle letture ai brutti voti, dalle partite a carte durante religione alla birretta al parco.
"Riscaldamento?"
Jerry annuì e, dopo aver lanciato il suo zaino che arrivò strisciando esattamente all'ultimo banco della prima fila, prese il cancellino dalla lavagna e lo lanciò verso il suo amico.
Il suo amico. Quello di una vita. Come si chiamava?
Lo avrebbe ricordato sicuramente, ma adesso era il momento del tiro del cancellino, mentre gli altri compagni di classe entravano.
Tra loro c'era anche lei, che si mise seduta al suo posto al primo banco. Lei che gli sorrideva sempre. Lei che con lo sguardo lo avvisò dell'arrivo della professoressa di matematica.
Jerry fece in tempo a bloccare il cancellino prima che le arrivasse addosso.
Lei, con estrema nonchalance, parlò mentre si sedeva al suo posto dietro la cattedra.
"Bene, visto che ha già il cancellino in mano può prendere anche il gessetto e farci alla lavagna gli esercizi che sicuramente non ha fatto a casa".
Effettivamente anche a fine anno scolastico il quaderno di matematica di Jerry era come nuovo.
Ovviamente Jerry riusciva ad arrivare alla soluzione saltando i passaggi, e a conclusione dell'interrogazione era puntuale la richiesta di andare in bagno.
"Siamo appena entrati", era la risposta solita della professoressa.
"Sì, ma mi sono sporcato le mani con il gesso".
E la professoressa doveva capitolare.
Jerry aprì la porta della classe, ritrovandosi immediatamente nei bagni. Bagni nei quali non si vedeva nulla, tanto era il fumo di semplici sigarette e canne.
"Ciao a tutti"
"Ciao Jerry", rispondeva un coro di voci.
Jerry si andò a lavare le mani e appena chiuse il rubinetto suonò la campanella.
I tempi erano strani, come anche gli spazi, e Jerry sapeva che quella era la ricreazione. E se non lo avesse saputo lo avrebbe capito dal fatto che il coro di voci che lo aveva salutato prendeva forma attraverso il fumo.
E Jerry rivide tutti i suoi vecchi amici.
Tutti in cortile, ovviamente. Anche lei. Lei che gli sorrideva, e Jerry che non riusciva a fare altro che sorriderle, come sempre. Non si spinsero mai oltre.
Fine ricreazione. Ritorno in classe.
No. Questa volta non ci fu il ritorno in classe, ma uno ad uno tutti gli alunni scomparvero davanti agli occhi di Jerry. La scuola però era ancora là.
Jerry entrò. Non c'erano i bidelli alla cattedra all'entrata e tutte le classi erano vuote. Su ogni cosa gravava uno strato di polvere e ragnatele ad ogni angolo. Nella classe di Jerry c'era ancora l'esercizio che aveva svolto alla lavagna. Prese il cancellino e provò a ripulirla, ma senza successo.
Suonò di nuovo la campanella e dalla porta entrarono i suoi compagni, ma stavolta cresciuti. Gli passavano attraverso. Entrò anche la professoressa, che si mise seduta in cattedra.
Tutti erano ai propri banchi in silenzio. Anche Jerry si andò a sedere al proprio posto.
Si guardò intorno e ad un certo punto appoggiò la testa sulle braccia incrociate e si addormentò.



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