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La vita è un sogno: In giro di mattina presto

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 6 ago 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Jerry non riusciva a capirne il motivo, ma sentiva che quella era una mattina particolare.

Gli sembrava di vivere in un sogno.

Il sole splendeva in un cielo limpido come non si vedeva da tanto, troppo tempo. L'aria era pulita e, pur essendo in piena città, Jerry sentiva che poteva inspirarla a pieni polmoni, senza rischiare di riempirli di smog. In giro c'era poca gente, quindi si poteva camminare tranquillamente.

Quella mattina era uscito prima del solito. Non aveva guardato l'ora, ma lo capiva proprio dalla poca gente in giro, dalla luce non ancora piena del sole e da una leggera brezza che correva sulla sua pelle.

La sua pelle. La sua pelle era un po' secca perché beveva poco, e questo se lo era rimproverato tutta la vita, e gli avevano fatto eco le frasi di sua madre, come quelle della sua ragazza che poi sarebbe diventata sua moglie.

Sua moglie, quella donna che amava tanto e che proprio in quel momento si accorse di non aver salutato quando era uscito.

La sua pelle, si diceva. Jerry indossava una camicia a maniche corte e un paio di jeans. Niente calzini sui piedi infilati in un paio di mocassini.

Non era un giorno lavorativo, quindi, perché altrimenti avrebbe indossato giacca e cravatta, ed era primavera inoltrata, perché comunque sotto quella camicia c'era una maglietta leggera.

Ogni cosa sembrava per lui una scoperta.

Lo era il bar all'angolo, o l'edicola subito dopo. L'edicola nella quale andava da bambino a comprare i suoi fumetti. Quel numero dell'Uomo Ragno che campeggiava in copertina con il Punitore con dietro un bersaglio rosso e bianco ancora ce l'aveva, ed era il primo che aveva voluto comprare. Davanti a quell'edicola si ritrovò bambino di sei anni. Vicino alla porta c'era una piccola finestrella in cui l'edicolante esponeva le ultime uscite, e spesso c'erano quei fumetti che Jerry amava tanto.

Un passo dopo però quel bambino era già cresciuto e si trovava davanti alla pizzeria dove fino al liceo aveva comprato la pizzetta per la merenda. Quante chiacchiere con quel signore tutto bianco. Bianchi i vestiti, bianco il grembiule, bianche le mani di farina, bianchi i capelli. Ora c'era il figlio dietro quel bancone. Un uomo uguale al padre, con la sola differenza dei capelli bianchi. E Jerry guardandolo si ritrovò più grande.

Si fermò solitario ad aspettare l'autobus. Dove doveva andare? Non se lo ricordava, ma sapeva che doveva andare. Si girò a guardare la tabella della fermata. C'erano i numeri degli autobus che aveva preso nel corso della sua vita, tutti in ordine.

Il primo era quello con il quale andava al liceo. Con il secondo andava al suo primo lavoro. Con il terzo raggiungeva la sua fidanzata. Il quarto non gli piaceva perché lo portava al cimitero.

A Jerry sembrava di vivere in un sogno, e forse era proprio così.



Bambino alla fermata del bus
Bambino alla fermata del bus


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