Nudo di donna sdraiata su un divano
- Ivan Mattei
- 4 ago 2023
- Tempo di lettura: 2 min

Gustave Caillebotte, in piena rivoluzione impressionista, manifesta tutta la sua volontà di rimanere realista e fotografico anche nelle scene di nudo mai edulcorate o sfumate dalla tipica pennellata rapida e allungata dei colleghi. Una donna, quella di Caillebotte, affatto fragile, che non ha paura di mostrarsi, che si lascia ritrarre completamente nuda in una posa estremamente sensuale, accattivante compiaciuta.
L'emancipazione femminile, la volontà e capacità di autodeterminarsi per le donne passa anche attraverso l'arte, sembra suggerirci l'artista. Lei non teme il tempo, la gravità, gli sguardi, il giudizio e non si teme. Una donna sicura di sé e del proprio potenziale di seduzione, molto contemporanea. Tutto questo ottenuto con una pennellata limpida, ampia, levigata che esalta il contrasto tra la perfezione del corpo e il disordine arruffato del letto al quale sembra non far caso: disordine, caos, languore, compiacimento solitario di una giovane, volitiva donna. Caillebotte ci ricorda di godere del suo fascino, memori sempre che sarà lei a scegliere.
(commento all'opera di Paola Giallongo, storica dell'arte)
Marie non riuscì mai a capire come quell’uomo fosse riuscito a resisterle. Nessuno ci era mai riuscito.
A lei piaceva il sesso e una parte essenziale era quella che chiamano “seduzione”.
Quell’uomo non era bello, forse solo un po’ affascinante per qualcuno, ma a lei interessava perché era l’unico che non le avesse fatto un complimento, l’unico che non l’aveva guardata con un minimo di lascivia.
Quell’uomo era una sfida.
Riuscì a entrare a casa sua in un pomeriggio di pioggia. Un temporale estivo stava dando il meglio di sé e lei si presentò a casa sua completamente bagnata.
Conosceva lui e quella casa perché era stata invitata da uno dei suoi amici a una delle sue feste “intellettuali”.
Lui la invitò subito a entrare e le portò quanto le serviva per asciugarsi. Accese il fuoco, nonostante la temperatura comunque alta, solo per asciugarle i vestiti.
Lei uscì dal bagno con la vestaglia che lui le aveva prestato. Troppo grande, per lei, ma giusta per far scivolare fuori centimetri di pelle.
Ma lui era concentrato alla sua scrivania.
Lei si tolse la vestaglia e si sdraiò sulle lenzuola di raso.
“Ma non mi guardi nemmeno?”, si lasciò sfuggire sottovoce.
Lui si girò e sorridendo le disse: “Riposati pure se vuoi, io finisco qui”.
Marie avrebbe capito subito cosa c’era che non andava se avesse letto cosa stava scrivendo quell’uomo: “Caro Bernard, amore mio…”.





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