Violenza - Capitolo 6-1
- Ivan Mattei
- 25 feb 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Lorenzo scese le scale con una baraonda di sentimenti che gli squassavano il cuore e la mente.
Mariella gli aveva chiesto di andare nella cappella dell'ospedale per accendere un cero alla Madonna, e lui le aveva detto che andando via lo avrebbe fatto.
Non era sua intenzione disattendere una promessa fatta a sua moglie e, implicitamente, a sua figlia.
Sua figlia, che ne aveva passate più in una mattinata che in 16 anni di vita. Giulia era stata una sorpresa per lui che aveva sempre creduto vero il luogo comune per cui una figlia anche a 30 anni è sempre una bambina per un padre. Forse era strano lui, o forse era particolare sua figlia, ma fin da piccola Giulia era stata considerata da suo padre una ragazza matura, sicuramente più grande di quel che effettivamente diceva la sua carta d'identità.
E anche in questa occasione la sua ragazza si stava dimostrando forte. E lui non sapeva cosa fare per darle ancora più energia, cosciente che ora le serviva il triplo della forza, e che quella che le mancava doveva venire dai suoi genitori.
E Lorenzo non sapeva come fare.
Di pensiero in pensiero era arrivato davanti alla cappella.
Si fermò davanti alla porta a vetri qualche secondo prima di entrare, sotto lo sguardo del prete che stava sistemando i pochi banchi.
Lorenzo aveva un rapporto conflittuale con la sua fede. Da sempre evitava di andare a messa, pur sapendo che sarebbe stato importante andarci. Ma il suo spirito gli avrebbe fatto alzare la mano per prendere la parola dopo ogni omelia. Il suo carattere lo avrebbe portato a cacciare dalla chiesa tutti quelli che riconosceva andare a messa per abitudine, o per stare soltanto con gli amici, o per far vedere che bravi cristiani erano.
Aveva i suoi santi dubbi, e in quel momento lo stavano assalendo in un'unica armata.
Alla fine entrò, si avvicinò alla statua della Madonna ed accese una candela.
Quindi si sedette sulla panca più vicina e stette fermo qualche minuto con lo sguardo fisso a terra. Dall'esterno poteva sembrare che stesse pregando, ma in realtà stava semplicemente riposando il corpo e la mente, cercando di cancellare tutto quanto gli passava per la mente in quel momento.
Non appena alzò la testa si trovò il prete seduto accanto a sé.
“Vuole che preghi un po' con lei?”
“Non sto pregando”.
La risposta gelò letteralmente il prete.
“Posso allora chiederle come mai ha acceso una candela alla Madonna, per poi sedersi su questa panca, davanti al nostro piccolo altare e a nostro Signore?”
“Lei può chiederlo e io le posso rispondere senza problemi. Ho mantenuto la promessa fatta a mia moglie. Lei intende ringraziare la Madonna perché nostra figlia è ancora viva, e chiede la grazia di farla riprendere al più presto”.
“E lei no?”
Lorenzo alzò gli occhi verso il crocifisso e rispose dopo quasi un minuto di silenzio.
“Io sto aspettando che nostro Signore mi spieghi perché una ragazza di 16 anni, senza colpa né peccato, sia stata brutalmente stuprata mentre tornava a casa dalla scuola”.
Questa volta fu il prete a rimanere in silenzio, per poi romperlo dopo aver meditato un po'. Nel frattempo, Lorenzo non aveva staccato gli occhi dalla croce.
“Sono sicuro che con l'aiuto della Madonna la sua bambina si riprenderà da questo brutto episodio, e io pregherò per questo. Lei però deve ricordare che lo stupro non l'ha fatto Dio, ma un uomo che, come tale, è portato a fare errori”.
“Spero non si offenda, Padre, ma non riesco ad accettare che le cose buone siano tutte merito di Dio, mentre le cose cattive siano tutte errori dell'uomo. Mettiamola così: preferisco una condivisione di responsabilità”.
“Capisco”.
“Sicuro?”
“Capisco, ma non condivido”.
Nei cinque minuti che seguirono Lorenzo restò con lo sguardo fisso sulla croce, mentre il prete non si mosse dal suo fianco.
Infine si alzò e si girò verso il prete ancora seduto.
“Preghi per noi, perché io non ci riesco”.
Il prete si alzò in piedi e gli strinse la mano.
Lorenzo uscì dalla cappella piangendo.



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