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Yuliya e la giostra

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 1 lug 2025
  • Tempo di lettura: 2 min
Una giostra in una strada di periferia
© Fabio Moscatelli

Yuliya aspettava tutti gli anni che arrivassero le giostre nel piccolo spiazzo sterrato vicino casa sua. O meglio, la casa di Alberto. Ben prima che scoppiasse la guerra, quella piccola donna, di età e di statura, era venuta via da Vinnycja, la sua città natale, per cercare fortuna nella lontana Italia. Era stata chiamata da Olha, vecchia amica di sua madre, che da tempo faceva la badante a una signora anziana nella grande città di Roma. Era la terza persona che accudiva, e ormai si era fatta un nome come persona affidabile. Per questo i figli della signora Erminia non si preoccuparono quando Olha gli propose di accettare Yuliya per sostituirla per un paio di mesi, perché sua madre aveva bisogno di lei in Ucraina. E la ragazza, allora diciottenne, fece di tutto per non far fare brutta figura a quella donna che da sempre chiamava Тьотя, zia.

Fu così che Yuliya conobbe Tor Bella Monaca, dove ormai viveva da sette anni. I primi tempi furono difficili, per via della lingua, delle abitudini, della nostalgia. Quella nostalgia che mai l’aveva lasciata. Anche dopo aver conosciuto Alberto, un uomo di dieci anni più grande di lei. Le malelingue l’avevano da subito additata come la classica bella ragazza che era venuta in Italia per circuire lo stupido di turno per sistemarsi. Ma con Alberto c’era poco da sistemarsi. Aveva un lavoro modesto e viveva in una piccola casa nata abusiva e poi condonata. L’unica che si poteva permettere. Alberto e Yuliya, due solitudini che si erano incontrate per caso in pizzeria. Si erano riconosciuti e con il tempo anche amati. Tanto da sposarsi, anche per avere un punto fermo nelle rispettive vite.

La malinconia però non aveva mai lasciato Yuliya, e la giostra che arrivava tutti gli anni a novembre, quando finalmente il clima diventava quello a cui era abituata, trasformava quell’angolo di Tor Bella Monaca in una periferia di Vinnycja. Il sorriso allora tornava pieno sulle sue labbra, e rimaneva più tempo possibile davanti a quella fotografia di un posto lontano, ma sempre nel suo cuore.

Lo aveva confessato al suo Alberto, che, magari per empatia o per quel qualcosa che sentiva di poter chiamare amore, le faceva compagnia per conoscere meglio il suo mondo, seppure a distanza.


Fotografia di Fabio Moscatelli


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