“Amo’, er vestito sarà pure bello, ma i sòrdi nun ce stanno”.
“E che nun ce lo so? Però già je famo ‘na festa co’ poche persone… Quarcosa me la invento”.
E qualche cosa se l’era davvero inventata.
Il giorno dopo era scesa in cantina, per riprendere la macchina da cucire che le aveva lasciato sua madre prima di morire.
Le impalcature che per mesi avevano ricoperto i palazzi dell’R5 cominciavano a sparire e Ginevra ci vedeva un significato tutto suo. Per qualcuno la sbandierata rinascita di uno dei punti peggiori di Tor Bella Monaca era solo apparenza, per altri, come lei, una speranza.