Nudo
- Ivan Mattei
- 30 giu 2023
- Tempo di lettura: 1 min

Arturo Dazzi e il suo “Nudo” del 1926 sconvolgono la scuola romana e i benpensanti italiani. Il corpo femminile completamente nudo, esposto, mostrato, mai sublimato, una prospettiva insolita che ci priva della visione completa della figura di cui, volutamente, non vengono mostrati gli occhi rappresentano una provocazione diretta ai veti e alle censure dell’epoca. Un olio su cartoncino per ottenere un effetto realistico per il corpo e sfumato per lo sfondo. La fisicità femminile in tutta la sua crudezza. Appoggiata al muro, quasi a riecheggiare le martiri cristiane ma con tutt’altra potenza. La forza espressiva è al pari della fotografia, accentuata dal calore del cromatismo terroso e carnale tutto mediterraneo che accende, immediato, il desiderio in chi la osserva. (commento all'opera di Paola Giallongo, storica dell'arte)
Diletta, beatitudine dell’uomo. Ti ricordo mentre ti doni a me poggiata a quel muro che riscaldi con il calore e il colore del tuo corpo. Aspiro alle tue forme morbide e pastose che plasmano il desiderio dell’uomo come creta molle. Mi inchiodi al mio piacere, fremente di richiamarne in te almeno una parte. E io sogno il tuo seno pieno di grazia, il tuo ventre setoso, le tue cosce che mi stringono forti come rami di alberi secolari.
Spero di tornare a godere presto della tua essenza.
Tuo Arturo





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