La magia nera
- Ivan Mattei
- 30 mag 2023
- Tempo di lettura: 1 min

Non era facile trovare un nudo femminile nella produzione di René Magritte, sempre volta all’indagine sociale e psicologica. La figura riecheggia la statuaria classica, sembra quasi dire “guardatemi, ammiratemi nella mia perfezione”. Il surrealismo del maestro belga si misura in questo gioco cromatico che separa il piano ideale da quello terreno. È una donna talmente irraggiungibile e perfetta da risultare quasi fredda. È desiderio impossibile da vivere e sogno che non ci è permesso sognare. (commento all'opera di Paola Giallongo, storica dell'arte)
“Cosa vedi quando mi guardi?” La domanda di Delphine non colse troppo di sorpresa René. In fondo risponderle poteva essere utile a esprimerle i propri sentimenti. Eppure lo sentiva come un compito gravoso, perché difficilmente le parole avrebbero potuto descrivere perfettamente il suo pensiero. “Tu sei la perfezione del cielo e della carne congiunte nel corpo di una dea”, le disse. “Ma io sono un essere umano”, obiettò la donna. “No, tu sei il frutto di una magia”. “Che tipo di magia, amore mio?” “Quella che annulla l’uomo davanti a una visione celestiale”. “Sei un poeta”. “O un pittore”. “Quindi anche tu, nel tuo piccolo, fai delle magie”. “Io mi limito a riprodurre quello che vedono i miei occhi”. René si avvicinò a quella donna che tanto ammirava, e con timore la abbracciò e la baciò prima sulla fronte, poi sulla bocca e infine sul capezzolo sinistro. Delphine lo cinse con le sue braccia e lo portò nel suo cielo.




Commenti