Crisi - Capitolo 23
- Ivan Mattei
- 5 dic 2023
- Tempo di lettura: 2 min
6 Aprile 2013
• Il governo Monti sblocca 40 miliardi per le imprese.
• Berlusconi presenta un programma in 8 punti.
• La Presidente della Camera, Laura Boldrini, viene contestata al funerale dei 3 suicidi di Civitanova.
Il braccio di Adelmo non aveva avuto bisogno di un intervento chirurgico e la convalescenza proseguiva regolarmente.
Il principale del cantiere, per ringraziarlo del silenzio su quanto accaduto a Mircea, che nel frattempo alcune voci davano in coma, gli dava qualche soldo ogni settimana, la paga di due giorni lavorativi.
Per quanto riguarda Mircea era stato simulato un incidente automobilistico e la polizia era ancora alla ricerca del pirata che lo avrebbe investito. Il fratello aveva cambiato città per non rispondere a troppe domande e per non rischiare di essere rimpatriato.
Adelmo era diventato un esperto di sudoku e cruciverba, che fortunatamente poteva ancora fare essendosi rotto il braccio sinistro.
Marta continuava il suo lavoro relativamente tranquilla. I sorrisi delle colleghe erano andati scemando, mentre il capo non aveva fatto più proposte esplicite, ma solo qualche sorriso, o qualche ammiccamento.
Ora entrambi vivevano nel terrore dell’arrivo della mamma di Marta, perché poteva bussare alla loro porta da un giorno all’altro, senza bisogno di avvisare. Ormai non avevano più scuse per non farla venire.
Adelmo era rimasto particolarmente colpito dalla disgrazia dei tre suicidi di Civitanova. Ne aveva letto sul giornale della metro portato da sua moglie al ritorno dal lavoro. Persone probabilmente nelle loro stesse condizioni che avevano deciso di togliersi la vita, per evitare la vergogna di far conoscere in vita il loro problema. Un problema del quale, come anche Adelmo e Marta, non erano i colpevoli. Pensare a quelle persone che si erano suicidate per una disperazione profonda che veniva da colpe non proprie era qualcosa di distruttivo, che avrebbe dovuto far pensare tante persone, ma che, secondo Adelmo, sarebbe stato dimenticato di lì a 3‐4 giorni.
Non ne aveva parlato con sua moglie, per non demoralizzarla ancora di più.
Marta nel pomeriggio era andata a comperare le patate e ne aveva approfittato per affrancare e spedire quattro lettere che aveva scritto quella mattina prima di attaccare al lavoro. Le aveva scritte con cura, con rabbia, con determinazione, ma anche con tanta tristezza nel cuore e nella mente.
Però erano state uno sfogo salutare, per riuscire a non scoppiare a piangere tutte quelle lacrime che reprimeva ormai da tempo.
Quella sera Adelmo tornò a leggere l’articolo sulle tre persone morte a Civitanova. Voleva leggere ancora di quelle vite stroncate dalla miseria e dalla dignità, prima di buttare quel giornale nel braciere, soffiare sulla candela e abbandonarsi agli incubi che ormai erano tornati in pianta stabile a riempire le sue notti.
Prima di cedere al sonno nella testa di Adelmo si formò un pensiero: “Non mi suiciderò mai. Non posso darla vinta alla vita”.





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