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Crisi - Capitolo 7

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 19 set 2023
  • Tempo di lettura: 5 min

Una donna scrive sul diario

14 Aprile 2012 • Morosini, calciatore del Livorno, muore in campo a 25 anni. • Il Ministro Fornero fa capire che la riforma del lavoro deve passare, altrimenti il governo se ne va a casa. • Il Movimento 5 Stelle risulta in crescita nei sondaggi.

Dopo aver accompagnato Marta alla stazione, Adelmo pensò di fare una passeggiata dalle parti della vecchia fabbrica. Lì, mille ricordi tornarono alla mente. Il primo giorno che varcò quei cancelli fu per il colloquio di lavoro. Un colloquio che non serviva a molto, principalmente perché la fabbrica aveva appena aperto e la gente serviva come il pane. Più che altro il selezionatore si informava sulle condizioni fisiche dei candidati, dovendo andare a fare un lavoro ben duro. Adelmo non poteva lamentarsi: giovane, con un bel fisico e una gran voglia di lavorare. E il milione di paga promesso non faceva altro che accrescere quella voglia. Subito dopo il colloquio con il selezionatore gli rivolse la parola un uomo in giacca e cravatta, con l’aria molto severa. “Lei sembra essere bene in forze. Abbiamo bisogno di gente come lei. Torni a casa e festeggi con sua moglie, perché il posto è suo.” Adelmo tornando a casa comprò delle paste e festeggiò veramente con Marta. La settimana successiva era già alla catena di montaggio. La sua catena di montaggio. Quella che avrebbe dovuto lasciare quasi venti anni dopo. Ci furono anche momenti duri, come quando morì sua madre. Il presidente in persona era andato da lui e gli aveva detto che sarebbe dovuto stare a casa almeno una settimana. “Poi ci farà sapere lei cosa vuole fare. Non si preoccupi per le ferie.” Adelmo era tornato al lavoro tre giorni dopo, per correttezza verso i colleghi e la proprietà, ma anche per sfogare nel lavoro tutto il suo dolore. Ci furono anche lotte sindacali, con manifestazioni che bloccavano l’ingresso in fabbrica e Adelmo in prima fila, perché pensava che la dignità del lavoratore deve essere seconda soltanto all’impegno profuso dal lavoratore stesso. Una delle trattative si presentò veramente dura, ma grazie al rapporto quasi famigliare con la proprietà, le cose si risolsero in breve tempo e senza grossi problemi né per i lavoratori né per la fabbrica. La calma estrema di Adelmo fece la differenza. Seppe mediare meglio di un sindacalista di professione e l’incontro con il presidente si trasformò da confronto aspro, come Adelmo aveva immaginato potesse essere, a un colloquio molto tranquillo e fruttuoso. Adelmo fu acclamato dai colleghi, che puntualmente lo criticarono dalla settimana successiva. Ma ad Adelmo questo non interessava, perché era co‐ sciente di aver fatto la cosa più giusta. Di fronte alla fabbrica c’era sempre il vecchio bar dove Adelmo ogni tanto faceva colazione e i colleghi andavano a “farsi un cicchetto” dopo il lavoro. Adelmo difficilmente faceva loro compagnia. La stanchezza era tanta e lui sapeva che sua moglie lo aspettava con il caffè pronto. Una consuetudine che apprezzava particolarmente, non tanto per il caffè in sé o perché ritrovava sua moglie. In fondo l’avrebbe vista per il resto della giornata, quindi tardare cinque minuti per stare ancora con i colleghi, ma fuori dalla fabbrica, non avrebbe portato discapito a nessuno dei due. Il fatto era che Adelmo e Marta, lontani dal loro paese, si stavano creando dei piccoli gesti rituali nei quali rifugiarsi. Adelmo entrò nel bar, che comunque aveva continuato a frequentare, e incontrò Fernando. Fernando che per pochi anni non era riuscito ad andare in pensione e ora si ritrovava a casa con una famiglia composta da lui, sua moglie e due figli abbastanza grandi, ma ancora senza lavoro. Fernando disse ad Adelmo che insieme a una manciata di altri ex‐colleghi aveva deciso di far partire una cooperativa che si occupasse di lavori edili. “È un’idea che ci portiamo avanti da tempo, da prima che chiudesse la fabbrica. Stefano se l’è studiata bene e ha approfittato del licenziamento per proporcela. Ci abbiamo messo tutti i nostri risparmi, ma il rischio nonostante tutto è calcolato”. Non avevano contattato Adelmo perché sapevano che al momento non aveva la possibilità di entrare con una quota associativa quale quella che si erano imposti i partecipanti per far partire l’attività. Gli promise però che, non appena ce ne fosse stato bisogno, lo avrebbe contattato per entrare a lavorare con loro. “Finché non abbiamo entrate sufficienti non possiamo permetterci altre braccia che le nostre.” Andato via Fernando, Adelmo si avvicinò alla cassa per pagare il caffè. Prese anche un gratta e vinci e una schedina del superenalotto. “Dammi anche la solita schedina del superenalotto da 2 euro e un gratta e vinci da 5”. “Da 5?”, chiese il barista. “Sì, perché?” “No, niente. È che lo prendevi sempre da 1”. Adelmo smise il sorriso che aveva messo su e rispose con aria un po’ scostante. “E oggi lo voglio da 5, e se insisti me lo prendo anche da 10”. “Senti bellino, a me converrebbe pure che me lo prendi da 10, ma lo sai come sono fatto, e lo sai che in fondo vi considero come amici tu e i tuoi colleghi”. “Ex. Però il gratta e vinci lo voglio comunque da 5”. Il barista non rispose più e anzi, tornando con scontrino, gratta e vinci, la schedina e il resto, li mise sul bancone e tornò al suo posto, con un semplice arrivederci detto a mezza bocca.

* * *

Dal diario di Marta: Finalmente si torna al paese, dopo tanto tempo. Per il viaggio avevo preso un libro, di quelli che non leggo da tanto, e una Settimana Enigmistica, ma non ho la testa per leggere e neanche per fare i cruciverba. Non riesco neanche a guardare fuori dal finestrino e stare a pensare. Mi sembra che quei pensieri scorrano via insieme al paesaggio e in questo periodo voglio fare tesoro anche di ogni singola parola che mi viene in mente. Quindi preferisco passare un po’ il tempo a fissare quei pensieri su questo diario che ormai mi fa compagnia da tanto. Sono convinta che prima o poi rileggerò tutto per potermi fare due risate, o almeno per pensare che anche il risultato più piccolo è qualcosa di grande rispetto a quello che stiamo passando. Trovare il biglietto per il viaggio nell’uovo di Pasqua mi ha sorpreso molto. Adelmo non è mai stato tipo da fare queste cose. Cercava sempre regali originali, questo è certo, anche a costo di confezionarli con le proprie mani, ma regali che potessero avere una connotazione banalmente romantica proprio non sono mai stati nelle sue corde. Questa volta invece lo ha fatto e io credo che si debba andare oltre al fatto romantico. Rileggendo quanto ho scritto finora mi metto un po’ paura di me stessa. Ho sempre avuto la mania di rileggere quanto scrivo alla ricerca di eventuali errori grammaticali, ma mi sto accorgendo che sono diventata ancora più analitica e che quella mania la sto applicando anche alla mia vita. Non avrei mai pensato di analizzare un gesto di mio marito. Però, come per i pensieri, credo che ogni gesto in questo momento sia prezioso e, forse, scansionare a fondo ogni azione mi servirà a ricordarle più avanti, quando tutto sarà passato. Sono felice di tornare al paese da mia madre. Non le ho detto niente, quindi sarà una sorpresa anche per lei. Certo, tornare al paese da sola per la prima volta in tanti anni mi rende un po’ triste.



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