Crisi - Capitolo 8
- Ivan Mattei
- 26 set 2023
- Tempo di lettura: 3 min

18 Aprile 2012
• Monti dichiara che la crescita riprenderà nel 2013.
• Berlusconi indagato per depistaggio.
• Polemiche per gli immigrati rimpatriati con lo scotch sulla bocca.
La chiamata del colloquio organizzato da una delle agenzie interinali a cui si era rivolto fu una sorpresa, e tale Adelmo voleva fosse per Marta al suo rientro dal viaggio.
Era felice e decise di andare con il vestito buono. Lo prese dall’armadio e lo appoggiò sul letto, prima ancora di andare a farsi la barba.
Si guardava allo specchio sorridendo, tanta era la gioia per quella possibilità. Curò i minimi dettagli, anche i peli delle sopracciglia fuori posto non ebbero scampo quella mattina.
Si vestì, fece un nuovo nodo alla cravatta, con tutte le difficoltà del caso, e uscì fischiettando.
Passò dopo tanto tempo al bar davanti alla fabbrica. Il barista, vedendolo entrare così di buon umore, lo accolse con il sorriso.
“Chi si vede! E tutto elegante. Vai per caso a sposarti?”
Adelmo si bloccò a bocca aperta.
“Si vede tanto che è il vestito del matrimonio?”
Il barista sorrise senza dargli una risposta.
“Caffè?”
“Caffè. E un gratta e vinci da 2 euro”.
Mentre aspettava il caffè Adelmo grattò il biglietto e il sorriso aumentò sul suo volto.
“Caro il mio barista, mi favorisca 50 euro”, disse porgendo il biglietto.
Il barista sorrise più di lui.
“La ruota sta girando”, disse Adelmo uscendo.
“Questo è tutto scemo”, sospirò sorridendo il barista.
Adelmo aveva veramente preso quella vittoria come un segno di buon augurio, e accelerò il passo, convinto ancora di più che il periodo buio stesse per passare.
Arrivato al posto dove doveva sostenere il colloquio venne fatto subito entrare dalla segretaria in un ufficio dove il selezionatore, un uomo di almeno 10 anni meno di lui, neanche si alzò per accoglierlo. Adelmo restò in attesa di un invito a sedersi, che però tardava ad arrivare.
“Stavo giusto per leggere il suo curriculum, signor… signor… Adelmo. Di anni… 45”.
Il volto del selezionatore divenne rosso. Guardò di sottecchi quell’uomo vestito a festa che aspettava di poter parlare, o almeno sedersi.
“45?”
“Precisamente”, rispose Adelmo.
Il selezionatore tornò a guardare il curriculum con uno sguardo sempre più cupo, poi finalmente si alzò appoggiando i pugni sulla scrivania.
“Può farmi la cortesia di attendere un attimo nella stanza accanto?”, domandò indicando la porta.
“Certo, non c’è problema”, rispose Adelmo sempre sorridendo. Un sorriso che diventava sempre più finto.
La segretaria lo guardò tornare con aria interrogativa e, mentre quell’uomo vestito come per una cerimonia si metteva seduto vicino all’entrata, tornò al suo lavoro.
Dall’altra stanza si sentì distintamente il selezionatore urlare.
“Possibile che l’unico che mi mandate sia uno di 45 anni? Ma siete impazziti?”
La segretaria alzò gli occhi su Adelmo, che nel frattempo stava perdendo il sorriso che si era costruito allo specchio e ora si sentiva molto fuori luogo.
“Che significa che i criteri che vi abbiamo dato erano troppo stringenti?”, continuò con tono sempre più acuto il selezionatore.
La segretaria cominciò a battere sulla tastiera sempre più forte, cercando di coprire le urla che provenivano dalla stanza vicino.
“Vuole mica un caffè?”, chiese a un Adelmo con la testa bassa.
“No, grazie. Sono già troppo nervoso”.
“Ma non mi interessano le sue credenziali... senta, questa è l’ultima volta che mi affido alla vostra agenzia”.
La telefonata era evidentemente conclusa, ma nel silenzio l’unica cosa che si muoveva erano le mani della segretaria sulla tastiera, che ormai faceva il suo lavoro a testa bassa.
Quando il selezionatore uscì Adelmo era già andato via.
“Dove sta quel tipo?”, chiese alla segretaria.
“Ha sentito tutto”.
“Buon per lui, almeno capisce che a quell’età è fuori dal mercato del lavoro”.
Rientrato in ufficio il selezionatore batté un pugno sulla scrivania, prese il curriculum di Adelmo e ne fece una palletta che tirò verso un cestino messo vicino alla porta.
Proprio in quel momento rientrò Adelmo, con la giacca sul braccio e uno sguardo che avrebbe distrutto chiunque.
Si chinò a prendere la palletta che gli era rotolata vicino ai piedi capendo di cosa si trattava. Spiegò il foglio e guardò il selezionatore.
“Questa è la mia vita. Questi sono i lavori che ho fatto. Questa è la mia dignità, e lei non può farne una palletta di carta. Non ci sono scuse”.
Come era entrato Adelmo uscì, senza dare tempo al selezionatore di dire una parola. Salutò la segretaria che si era alzata in piedi dietro di lui e se ne andò.
Tornando a casa decise che non avrebbe detto nulla a Marta.
Avrebbe portato in tintoria il vestito e lo avrebbe riposto nell’armadio nella stessa posizione da dove lo aveva preso.
Poi avrebbe cercato di dimenticare quel giorno.





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