Fernando
- Ivan Mattei
- 8 set 2023
- Tempo di lettura: 3 min

Fernando è un ex maltrattante.
Perché raccontare la sua storia? Lo merita?
L'idea per questo racconto viene dalla frequentazione del centro antiviolenza che con questi racconti cercavo di aiutare a salvare. La responsabile aveva fatto una cosa secondo me molto importante: coinvolgere un ex maltrattante nelle attività del centro.
Era importante per lui, e, credetemi, rivivere continuamente quanto aveva fatto nei vari incontri con il pubblico era per lui una pena ben maggiore della galera o della castrazione chimica di cui si parla di tanto in tanto.
Era importante per le donne che si rivolgevano al centro, perché alcune di loro non riconoscevano i più piccoli segnali che provenivano dalle persone che avevano accanto. Questo uomo aiutava a capire se quei piccoli gesti fossero il segno di una violenza strisciante e crescente.
Ovviamente Fernando non è lui e quella che racconto non è la sua storia.
Su questa idea però credo si possa parlare. Può essere utile il confronto con ex maltrattanti, magari per studiare cosa origina questa violenza? E poi, guardandoci dentro, noi crediamo ci possa essere redenzione da questo crimine?
***
Io sono Fernando e picchiavo mia moglie.
Sono un avvocato di una certa levatura, ma per arrivare fino a qui ho dovuto faticare, sottomettermi a ogni tipo di compromesso, farmi sfruttare e sfruttare. Ho dovuto trovare la pecca nella legge per poter salvare il cliente di turno. Ho un’ulcera che non mi dà pace e vivo di maalox. Lo stress mi uccide.
Ne parlavo con i miei praticanti e con gli altri colleghi. Ognuno di loro mi dava un consiglio diverso. “Stacca un po’, trovati un hobby”. E quando? Io lavoravo anche mentre facevo colazione o cenavo. C’era anche quello che per sfogare tutto lo stress che accumulava andava a fare boxe. “Vuoi mettere dare due pugni con tutta la forza che hai dentro?”
Questo mi fece riflettere. Effettivamente dare due pugni ogni tanto poteva aiutare. Mi ero sfogato così un paio di volte in ufficio. Una volta ci aveva rimesso la porta, un’altra la mia mano. Mi aiutava, senza dubbio. E me la prendevo con tutti. Ero diventato il terrore della mia segretaria, e ancor più dei praticanti che scappavano dal mio ufficio. Letteralmente.
Poi ho cominciato.
Stavo studiando un caso molto complicato dopo cena. Non riuscivo a venirne a capo. A un certo punto sento due mani scendermi dalle spalle sul torace, e la voce di mia moglie che mi sussurra all’orecchio: “Amore è mezzanotte passata. Non è il caso che tu venga a letto? Ti faccio un bel massaggio”.
Non so cosa sia successo, perché non ho più visto nulla. Ho solo vaghi ricordi. Riesco a vedere soltanto me stesso compiere qualcosa di grave.
L’ho picchiata, senza dire una parola. Prima gli schiaffi, poi, man mano che la rabbia montava, sono passato ai pugni e ai calci. Alla fine lei era in terra, sanguinante e io mi stavo rilassando.
L’ho portata in bagno e ho cominciato a medicarla: “Amore, devi capirmi. È un caso molto importante. Non puoi distrarmi”.
Da allora però ogni caso per me diventava così importante che dovevo sfogarmi su mia moglie.
Mi fece riflettere il caso di un uomo che aveva ucciso sua moglie. Aveva cercato il mio aiuto come legale.
Ho ascoltato la sua storia.
Ho visto me stesso.
Ho rifiutato il caso e sono andato a cercare consiglio in un centro per uomini maltrattanti.
Di lì a poco ho chiesto la separazione da mia moglie. Lei non voleva farlo. Io l’ho pregata di accettare, scusandomi con lei per tutto quello che le avevo fatto.
Al centro per uomini maltrattanti mi hanno aiutato molto e ora sono un uomo nuovo, cosciente del suo passato.
Mi sfogo aiutando gli altri, specialmente le donne vittime di violenza.




Commenti