La colonna rotta
- Ivan Mattei
- 31 lug 2023
- Tempo di lettura: 1 min

Quella che ritrae la messicana Frida Kahlo è una donna ferita, inchiodata, sventrata, lacerata. Un dolore nella carne e nell’anima tangibile e senza risposta. Un nudo che non ha paura di mostrarsi, anzi, espone l’interiorità, l’anima, tradendo tubi di ferro che dovrebbero sostenerla ma che al contempo la offendono e dilaniano. Può essere erotico il dolore? Nel caso di Frida, certamente sì, perché è dalla sofferenza fisica e spirituale, che nasce la forza creatrice e la sua intera produzione pittorica. E se Eros è il principio generativo per eccellenza, la risposta non dà adito a fraintendimenti.
(commento all'opera di Paola Giallongo, storica dell'arte)
Frida soffriva di un dolore nauseante che portava dentro. L’unico modo per anestetizzarlo era portare il piacere del sesso a livelli sempre più alti, così che potesse trasformare le urla di dolore in urla di gioia.
Si sentiva costretta in quei panni che doveva indossare davanti agli altri e che abbandonava soltanto davanti all’uomo che amava, al quale però non aveva rivelato i suoi tormenti.
Cercava ogni giorno di cementare quella colonna che la teneva in piedi, ma il mondo esterno la piegava non lasciando che quel rammendo dato dal piacere si indurisse.
E lui non sapeva e non capiva, e si lasciava andare sempre più perché era lei che chiedeva sempre di più.
Finché un giorno lei non si spezzò definitivamente, portando con sé tutto l’amore che aveva provato in vita.





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