La vita è un sogno: Incontri
- Ivan Mattei
- 13 ago 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Quando rialzò la testa Jerry si ritrovò su un autobus. Non sapeva che numero fosse e quindi cercò di capirlo guardando quali strade percorreva.
Neanche questo lo aiutò perché fuori era tutto sfocato. Ad un certo punto l'autobus si fermò e Jerry mise a fuoco una ragazza di circa 16 anni. Stava passando di macchina in macchina. Erano fermi ad un semaforo e quella che vedeva era una zingarella.
Per un attimo i loro sguardi si incrociarono e Jerry le sorrise.
La ragazza, che fino a quel momento aveva su un'espressione triste, ricambiò il suo sorriso.
A Jerry ricordò il sorriso della ragazza al primo banco e avrebbe voluto scendere per andare da lei, ma il semaforo scattò sul verde e l'autobus riprese il suo percorso, lasciando la ragazza dietro nella sua corsa a raggiungere il marciapiedi.
Jerry corse verso la coda dell'autobus, ma non fece in tempo a vedere di nuovo quella ragazza, che venne inghiottita dal mondo intorno, diventando sfocata anche lei.
Jerry scese dall'autobus al capolinea. Non riuscì neanche qui a vedere di che linea si trattasse. Stavolta era l'autobus ad essere sfocato, mentre il mondo intorno era tutto a fuoco. Anche la tabella del capolinea era illeggibile, ma Jerry riconobbe il posto. Era dove prendeva uno degli autobus per tornare a casa, ma non ricordava né la linea né in quali occasioni si fosse ritrovato lì.
Sul marciapiedi c'erano due persone, che Jerry avrebbe definito personaggi.
Erano molto particolari. Uno era bassino, guardava dal basso verso l'alto inchinando la testa in avanti. Aveva una scucchia molto pronunciata e i capelli abbastanza lunghi, ma disposti in maniera strana. Ne aveva molti ai lati, mentre nella parte superiore c'era soltanto una striscia centrale che arrivava a metà testa.
La mano con la quale teneva un borsello aveva l'unghia del mignolo molto lunga.
L'altro soggetto portava un cappello alla borsalino sopra una testa evidentemente calva. La particolarità di quel signore erano le sopracciglia lunghissime e curvate verso l'alto.
I loro discorsi andavano dal filosofico spiccio al razzismo d'accatto.
Si intuiva che i due non si conoscessero e che parlassero semplicemente per passare il tempo.
Nel frattempo da lontano si stava avvicinando quella che Jerry avrebbe soprannominato "Signora Bottiglia". Era un altro personaggio particolare dal viso ovale ma poco preciso, dall'apparenza gonfia. La pelle andava dal rosato marcato al rosso delle guance e risaltava perché contornato da capelli bianchissimi con un taglio corto. Il soprannome veniva dalla conformazione fisica di quella signora che avanzava dondolando verso il capolinea. Era un corpo con una forma che se fosse stata quella di una bottiglia lo si sarebbe definito perfetto. Peccato che la signora non fosse una bottiglia. Quando si fermò a Jerry sembrò che il primo alito di vento avrebbe portato la Signora Bottiglia a muoversi come misirizzi, con la sua forma particolare che lo riportava in piedi sempre e comunque.
- È tanto che non passa?
- Dipende da quale deve prendere, le rispose l'uomo dalle sopracciglia diavoline.
- Quello che va di là, precisò lei.
- No, quello è da tanto che non arriva, si inserì l'uomo con la scucchia.
Da quel momento in poi, e fino all'arrivo dell'autobus, ci furono poche parole, con la Signora Bottiglia che sparava sentenze cercando con lo sguardo l'approvazione dei presenti. Approvazione che arrivava regolarmente da tutti, tranne che da Jerry.
Salirono sull'autobus che partì immediatamente. Si sedettero sparsi e non si rivolsero più la parola. Jerry fu il primo a scendere, dal lato opposto della fermata dalla quale era partito per andare a scuola. Arrivò al semaforo e, nel tragitto che lo separava dall'altra parte, cambiò fisionomia assumendo quella di un 25enne.




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