Nudo con calze rosse
- Ivan Mattei
- 12 mag 2023
- Tempo di lettura: 1 min

Un insospettabile: il pugliese Giuseppe De Nittis, il pittore della medietà borghese che si scopre abile anche nel raccontare la sensualità femminile in “Nudo con calze rosse” del 1875. La schiena, elemento di seduzione per eccellenza, la nuca, il braccio mollemente adagiato, il tocco delle parigine rosse fino al ginocchio e nient’altro. Solo elegante, marmorea nudità. (commento all'opera di Paola Giallongo, storica dell'arte)
Giuseppe chiamava Elide la sua “gatta”. Il soprannome era dovuto al comportamento di lei dopo il sesso, perché come le gatte si rigirava d’umore e fisicamente. Lui adorava questa cosa perché così poteva ritrovarsi ad ammirare quella schiena che aveva da poco accarezzato con il proprio corpo, immaginando il volto imbronciato di lei. C’era poi quel contrasto tra le sue calze rosse e la carnagione così chiara che gli provocavano una eccitazione particolare. Questo Elide lo sapeva, e ci giocava molto durante i loro incontri, non togliendole mai.
E poi si girava per motivi che Giuseppe non avrebbe mai potuto capire, e forse non lo avrebbe neanche voluto. Restava a fissarla, semplicemente, finché alla fine non sentiva un flebile “ti amo”, e allora le toccava da dietro la pancia morbida e le dava un solo bacio su un lato del collo. Due gesti che per qualche motivo particolare le facevano tornare il sorriso.



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