Nudo di donna
- Ivan Mattei
- 19 mag 2023
- Tempo di lettura: 2 min

Una visione esplicita, realistica, veritiera, frontale, in primo piano per il romano Antonio Donghi che non le manda certo a dire e ritrae una donna così com’è con audacia e sfrontatezza. Una modernità che lascia in silenzio, delineata attraverso pennellate, rapide, sapienti, sicure che definiscono i contorni del corpo e del viso con precisione.
Estremamente contemporanea, potrebbe essere una figura di oggi che non teme e non si teme, che si conosce, che sa cosa vuole e può pretenderlo. Il realismo magico di Donghi, nel silenzio assoluto della stanza, priva di orpelli che possano distrarci o confonderci, ci dice che Lei è qui ora e tutto il resto ai margini. (commento all'opera di Paola Giallongo, storica dell'arte)
“Che te guardi?”, una domanda netta, decisa come gli occhi di Ines, romana. Antonio vorrebbe risponderle che guarda il suo essere donna vera, senza trucchi o altro a nascondere il suo vero Io.
“Nulla, stavo pensando a una cosa. Nulla, davvero”.
“Allora vie’ qua e famme vede’ che sei ‘n omo vero”.
Un uomo vero. Quello che la vulgata comune definisce uomo vero è tutto meno quello che Antonio sente di essere. E vorrebbe dire a Ines che chi vuole definire lui uomo vero userebbe per lei il termine “puttana”, perché va con un uomo senza averlo sposato.
Lui vorrebbe trattare Ines come una vera signora, sempre secondo quanto si usa dire, e non come una puttana. Lui vorrebbe addolcire quei tratti induriti da una vita che lei non merita, e vorrebbe farlo con gesti sempre più dolci. Vorrebbe farla sentire viva in quanto donna, non in quanto oggetto del piacere dell’”uomo vero”.
Ma Ines non è abituata a questo e forse non capirebbe. Allora le si avvicina con decisione, le mette una mano dietro la testa e la bacia con foga. Lei risponde con altrettanta forza e finisce che si ritrovano in terra sudati, sfiniti ma non soddisfatti.
Lui prova a dirle che gli piace, ma lei lo blocca con un perentorio: “Te sei tutto scemo”, per poi vestirsi con pochi abiti appena decenti e andarsene.
“Se vedemo st’artra settimana”.
“Prima no?”
“C’ho da fa”.



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