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La piscina

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 12 set 2025
  • Tempo di lettura: 2 min
Un bambino in costume guarda fuori campo
Foto di Fabio Moscatelli

A Tor Bella il caldo può essere soffocante, specialmente nelle case popolari, per i bambini, per chi non può permettersi una vacanza.

Il primo agosto nel cortile interno era apparsa una piscina di quelle da giardino. Era grande e c’entravano anche dieci bambini.

Daniele la guardava dalla finestra di casa sua, al primo piano, con il sudore che gli scendeva dalla fronte fino al collo, per poi unirsi all’umidiccio di un busto scoperto. Elisa, sua madre, lo guardava con occhi tristi.

“Dani, vieni a guarda’ un po’ de televisione”.

“Fa callo, ma’”.

Quella piscina l’aveva comprata lo spacciatore all’ultimo piano, quello che continuava lo smercio anche ai domiciliari, quello a cui avevano smontato il cancello che chiudeva il suo pianerottolo. Quello che lo aveva rimontato una settimana dopo.

Era un occupante abusivo, come lo erano Daniele e la sua famiglia. Case occupate per motivi diversi.

Andrea, il papà di Daniele, lavorava nei cantieri, a volte in regola, molte di più in nero, e i soldi non bastavano mai, se non per mangiare e pagare, rateizzandole, le bollette, compreso l’affitto.

Elisa faceva le pulizie qua e là, tanto per aiutare.

Un paio di volte, durante l’estate, si permettevano una scappata al mare, rigorosamente in spiaggia libera.

Elisa sapeva che in quel momento suo figlio sognava un tuffo in quella piscina. Lo sapeva, perché quelle volte che andavano al mare non lo tiravi fuori dall’acqua neanche quando cominciava ad avere freddo. Lo sapeva, perché con quel caldo si sarebbe tuffata volentieri anche lei.

Ma Andrea non voleva, perché quella piscina l’aveva comprata lo spacciatore all’ultimo piano.

Elisa si avvicinò a Daniele con l’intenzione di accompagnarlo dolcemente lontano dalla finestra, ma quando gli fu vicino vide che le lacrime si mischiavano al sudore sul viso di suo figlio. Lo abbracciò e rimase un po’ a guardare i bambini che si divertivano in piscina. Anche i figli della vicina, o quelli del quinto piano. C’erano anche due compagni di classe di Daniele.

Si allontanò dando un bacio a suo figlio.

“Danie’”, chiamo’ qualche minuto dopo.

Daniele si girò asciugandosi il viso con una mano. Vide sua madre con il costume in mano.

“Vatte a fa’ un tuffo”, gli disse.

“Papà nun vole”, rispose il bambino con gli occhi fissi sul costume.

“E chi je lo dice? Je lo dici te?”, gli disse sorridendo.

Daniele la abbracciò, si mise il costume e corse nella piscina, sotto gli occhi di sua madre che lo guardava dalla finestra, con le lacrime mischiate al sudore.


Fotografia di Fabio Moscatelli

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