Carillon Meccanico
- Ivan Mattei
- 27 mag 2022
- Tempo di lettura: 3 min

La piccola manovella gira, portando con sé quel cilindro dentato che colpendo le lamelle fa uscire un suono delicato. Quando Flavia era piccola quel giocattolino musicale era la sua passione, da quando glielo aveva regalato sua nonna. Ora ritrovarlo tra mille cianfrusaglie in fondo a una scatola sepolta in cantina aveva risvegliato in lei sentimenti contrastanti. Stava vivendo un periodo nero come la pece, durante il quale aveva deciso di eliminare dalla propria vita ogni tipo di emozione, per non rischiare di esserne sopraffatta.
Sapeva di essere diventata una sorta di automa, ma preferiva quello a giornate perse tra le lacrime che scendevano a bagnare il cuscino del suo letto vuoto. Lacrime da nascondere a suo figlio che a 5 anni sentiva tutto ignorandolo, ma assorbendolo in sé e riversandolo in mille capricci.
Ora Flavia era seduta al tavolo della cucina con quel piccolo carillon meccanico poggiato davanti a lei. Era scesa in cantina per tenere la mente occupata e magari trovare qualcosa del passato da buttare, così da eliminare altri ricordi brutti. Voleva fare tabula rasa almeno degli ultimi 10 anni, con la speranza, molto flebile, che il nulla che rimaneva poteva essere di nuovo edificato.
Cominciò a girare quella manovella molto lentamente, quasi con un po’ di timore. Ed ecco la prima punta del cilindro che stuzzica una lamella. Sembrava niente eppure quel suono ancora metallicamente cristallino provocò in lei qualcosa.
“Guarda come funziona. Prendi la manovella con la tua manina e comincia a girare”, le disse la nonna quando glielo regalò. E Flavia spostava gli occhi dal viso della nonna, alla sua mano, al carillon, cercando di capire quale era la magia che faceva uscire il suono da quel congegno così piccolo.
Una lacrima scese sulla sua guancia, andando a raggiungere la bocca che per la prima volta dopo tanto tempo cercava un sorriso per il quale i muscoli del viso non erano più allenati. Un nuovo movimento con la mano e uscì una seconda nota, diversa dalla prima, ma altrettanto chiara. Come chiaro fu il ricordo di quando sua madre le riportò quel piccolo carillon che lei si era dimenticata dal nonno.
“Ecco il tuo carillon. Adesso non piangere più, però. Vedi come piove fuori? E’ la nonna che piange con te, ma se tu suonerai il suo carillon smetterà anche lei”. Flavia aveva allora cominciato a girare quella manovella come le aveva insegnato la nonna e continuò a farlo, finché la pioggia non smise 5 minuti dopo. “Mamma guarda, nonna ha smesso di piangere”, disse alla sua mamma che si asciugava il viso abbozzando un sorriso.
Un movimento più lungo lasciò uscire tre note in sequenza. La seconda non aveva suonato troppo bene, ma Flavia non gliene volle per questo. Quelle tre note consecutive avevano fatto esprimere al massimo quel sorriso che timidamente era tornato sul suo viso e tanto bastava. Quell’odore di arrosto che veniva dalla chiostrina stava completando il suo ritorno al passato. A quando bambina gustava ogni suono, ogni odore, ogni abbraccio.
Questo ricordo spinse la sua mano a completare quella canzoncina che aveva ascoltato più e più volte, e a ripassarci di nuovo almeno altre due volte.
Lo lasciò poi sul tavolino, andò ad alzare le serrande che di mattina, quando il suo bambino era a scuola, teneva perennemente abbassate ad aiutare le finestre a tenere il mondo di fuori, e uscì sul balcone, sorridendo al sole. Restò lì per un tempo indefinito, poi richiuse tutto, mise il carillon in borsa e uscì di casa. Girò per la città finché non andò a prendere il piccolo a scuola.
“Ti va se andiamo al parco?”, gli chiese e lui saltò di gioia perché al parco ci andava poche volte con la zia e tornava a casa presto perché non voleva lasciare sola la mamma.
Lì, su una panchina, Flavia tirò fuori il carillon, mentre suo figlio giocava. Cominciò a suonarlo e lui si avvicinò incuriosito.
“Cosa è mamma?”
“Guarda come funziona. Prendi la manovella con la tua manina e comincia a girare”.
Il bambino sorrise, la mamma lo abbracciò e il cielo si liberò di tutte le nuvole.



Commenti