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CO(NO)SC[I]ENZA

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 1 giu 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 11 giu 2024


Ci siamo conosciuti in un sogno. Entrambi fatti di pura energia, senza corpo, solo costrutti composti da puro intelletto. Ci siamo trovati nel nulla e lo abbiamo riempito con noi stessi, sfiorandoci, girandoci intorno, girando su noi stessi come un vortice, inglobandoci a vicenda in quel movimento. Ci siamo stretti, allargando le nostre sensazioni, unendo le nostre co(no)sc[i]enze per creare qualcosa di nuovo, di incredibile bellezza.

Il risveglio di ogni mattina è un incubo in cui dover prendere coscienza del corpo che mi recinge l’anima e toglie il fiato a ogni mio pensiero non a misura. Curo questo corpo che mi permette di sognare ogni notte e mi consente di uscire nel mondo alla sua ricerca. Trovo suoi segn(al)i sparsi ovunque, in oggetti, persone fatte e compiute, ma la difficoltà sta tutta nel trovare quell’anima, quell’energia. So che ci stiamo cercando nello stesso tempo, ma non so se il luogo è lo stesso. Ritrovo sue tracce in ogni persona, un pensiero qui, una sponda là, un residuo nascosto sotto chili di inutilità. Sopporto la pesantezza dell’essere materiale soltanto in funzione della ricerca, cosciente che ogni sera tornerò ad abbeverarmi alla sua fonte. Sul letto che sopporta questa prigione in forma umana chiudo gli occhi.

Il buio si impossessa dei miei occhi, nascondendo alla mia vista il niente che mi circonda fino alla scoperta del tutto che mi aspetta. Chiedo come è possibile che quello che cerco là fuori qui lo trovo e lo riconosco immediatamente. Ma la stessa domanda allontana la sua aura da me, quindi mi abbandono e torno a essere pura energia, senza corpo, solo un costrutto composto da puro intelletto.

Ci ritroviamo nel nulla e lo riempiamo con noi stessi, sfiorandoci, girandoci intorno, girando su noi stessi come un vortice, inglobandoci a vicenda in quel movimento. Ci stringiamo, allargando le nostre sensazioni, unendo le nostre co(no)sc[i]enze per creare qualcosa di nuovo, di incredibile bellezza.


Il risveglio mi disturba come ogni mattina. Prendo coscienza del corpo che mi recinge l’anima e toglie il fiato a ogni mio pensiero non a misura. Esco di nuovo alla sua ricerca. Succede qualcosa di diverso. Il mondo stesso cambia e finalmente riconosco quell’anima pura, quell’intelletto maturo sempre in crescita. Ci sediamo al tavolo di un bistrot. Parliamo di tutto senza usare parole inutili. Quelle utili le usiamo come braccia che si allungano per congiungersi in un abbraccio intellettivo.

Muti ci stringiamo e mentre facciamo l’amore il mondo scompare e ci ritroviamo a riempire lo spazio lasciato vuoto con noi stessi, sfiorandoci, girandoci intorno, girando su noi stessi come un vortice, inglobandoci a vicenda in quel movimento. Stavolta però l’unione comprende anima e corpo, con una sensazione di completezza che esplode in e fuori di noi, coinvolgendo un mondo che forse non capirà.


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