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Crisi - Capitolo 11

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 18 ott 2023
  • Tempo di lettura: 2 min

Uomo davanti a un fuoco circondato da gratta e vinci

26 Giugno 2012


• Monti si espone per salvare l’Euro.

• Berlusconi si propone come Ministro dell’Economia in un eventuale governo Alfano.

• L’Europa è pronta a discutere lo scudo anti‐spread italiano.


Adelmo aveva sempre criticato le pubblicità che sponsorizzavano le scommesse e i giochi d’azzardo, che si concludevano con la scritta “Gioca responsabilmente”. Gli sembrava una presa in giro, perché aveva sempre pensato che giocare con i soldi fosse di per sé irresponsabile.

La sua tesi a quel punto trovava una conferma nella mania del gioco che lo stava prendendo sempre di più e in piena coscienza. Adelmo vedeva i risparmi di una vita assottigliarsi anche grazie a quei gratta e vinci da 2 € che ormai prendeva regolarmente, inframezzandoli con quelli da 5 €, per concludere la settimana con uno da 10 €. La disperazione era tanta e lui era consapevole che stava andando alla deriva. È impossibile giocare responsabilmente quando i soldi finiscono e tu giochi proprio per recuperare quello che hai perso, perché a un certo punto non è la speranza di diventare ricchi che ti spinge a prendere quei biglietti, ma la vergogna di aver perso il controllo.

Adelmo aveva venduto quasi tutta la sua collezione di modellini, ormai. Aveva detto a Marta che si era stufato di vederli e li aveva regalati a un suo amico che li amava tanto. Il fatto è che era lui che li amava tanto e ogni pezzo della collezione venduto era un arto del suo corpo staccato. A quei modellini aveva dedicato una vita di passione. Ore e ore di paziente costruzione. Ore e ore di letture, per documentarsi su ogni singola nave che andava a costruire.

Ma ora doveva per forza privarsene, perché altrimenti avrebbe perso molto di più degli arti del suo corpo. Avrebbe perso il cuore di sua moglie.

Marta era contenta di non dover più spolverare quei modellini. In fondo non li aveva mai sopportati, perché richiedevano una cura quasi maniacale. La stessa cura che

suo marito aveva riversato poi nel suo foglio di calcolo. Quella contentezza era però poca cosa di fronte alla preoccupazione per il conto che si assottigliava sempre di più.

La pila delle bollette insolute cresceva. Adelmo e Marta cercavano di fare un pagamento ragionato, anche se fuori tempo, dividendo le bollette nei vari mesi. Inoltre si avvicinava il momento in cui l’indennità di disoccupazione sarebbe scesa da 700€ a 500€. Anche Marta aveva fatto un ulteriore sacrificio tagliando l’ultimo libro mensile, eliminando qualche sfizio gastronomico e prendendo l’automobile il meno possibile, per consumare meno benzina.

Ma non bastava e i risparmi erano ormai quasi a zero. Marta era tornata a chiedere con più insistenza alle colleghe cosa avrebbe dovuto fare per poter avere qualche ora lavorativa in più, o la possibilità di qualche straordinario. Passavano i mesi, ma le risposte non cambiavano. Sol tanto una collega alla fine si decise a rispondere chiaramente. La prese da una parte e le disse a bassa voce:

“Vuoi aumentare il tuo orario? Allora devi fare come me e la Gisella. Devi darla al capo”.

Marta rimase impietrita, con lo sguardo fisso in terra. Non riusciva a credere a quel che sentiva.

Vendere il proprio corpo per qualche ora lavorativa in più.



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