Crisi - Capitolo 9
- Ivan Mattei
- 3 ott 2023
- Tempo di lettura: 3 min

11 Maggio 2012
• Monti annuncia che è il momento della solidarietà. • Sedi Equitalia sotto assedio. • Rivendicazione anarchica per l’attentato ad Adinolfi, dirigente dell’Ansaldo.
Gli ex colleghi di Adelmo stavano ormai per far partire la cooperativa in cui avevano investito tutti i loro risparmi. Se l’erano studiata bene e Adelmo era molto avvilito dal fatto di non aver potuto far parte di questa nuova avventura che poteva portare anche ottime entrate e una buona prospettiva per il futuro. Certo, gli era stato promesso che non appena le cose si fossero stabilizzate avrebbe potuto anche lui cominciare a lavorare con la cooperativa, quindi finalmente ci sarebbe stato uno stipendio vero e un lavoro grazie al quale poter respirare aria nuova e non quella forzata di casa. Con Marta, Adelmo aveva discusso molto della possibilità di investire anche i propri risparmi, ma lei non aveva voluto sentirne parlare. Gli altri amici erano per lo più single e soltanto un paio rischiavano di far rimanere i figli senza mangiare. “Approfittiamo di questa indennità di disoccupazione, finché è possibile prenderla. Tu intanto ti guardi un po’ in giro e, se proprio la cooperativa dovesse andare bene, ti tieni pronto per raggiungere i tuoi amici.” Ma Adelmo da un po’ di tempo si guardava sempre meno intorno, avvilito per le sempre più scarse richieste di lavoro, per le quali i requisiti si moltiplicavano in assurdità. I lavoratori che venivano richiesti dovevano avere un’età sempre più bassa e un’esperienza nei vari settori sempre più grande. Adelmo usciva la mattina dopo aver fatto colazione. Passava al tabacchi sotto casa dove aveva preso l’abitudine di prendere i gratta e vinci per non tornare dal barista e spiegargli cosa era successo il giorno in cui aveva vinto 50 euro. “Non mi farà vincere chissà quanto, ma meglio di niente”.
Non aveva più vinto quei 50 euro, ma un paio di volte era rientrato del costo del gratta e vinci, che lui si faceva dare per giocarlo il giorno dopo. Poi se ne andava a fare una passeggiata. L’edicolante di fiducia gli permetteva di leggere gli annunci di un giornale a fronte dell’acquisto di un quotidiano e lui si annotava le offerte di lavoro più interessanti. Quindi, se trovava qualcosa, cominciava a fare il giro per consegnare i curriculum. Ma lo faceva sempre più raramente e ovviamente almeno in nove casi su dieci non riceveva alcuna chiamata. Quell’unico caso che restava riusciva a portarlo a colloquio davanti a un ragazzo che avrebbe potuto essere suo figlio. Come il selezionatore che cercava in tutti i modi di dimenticare. Negli ultimi giorni aveva cominciato a comprare più gratta e vinci. Ne comprava uno quando usciva e uno quando rientrava, ma il risultato era lo stesso. Il fine settimana lasciava perdere il gratta e vinci e giocava una schedina del superenalotto. “Prima o poi si sbanca e ci compriamo casa. Poi anche tu smetti di lavorare e facciamo venire qui tua madre e mia zia, ognuna con una casa tutta per loro. E poi faremo tanta beneficenza, perché è inutile vincere senza aiutare qualcuno”. Marta lo guardava con un bel sorriso, che sembrava quasi un incoraggiamento, ma che in realtà era semplicemente colmo di tenerezza per suo marito. Intanto si avvicinava il momento in cui avrebbero dovuto rinnovare l’assicurazione della macchina. Fortunatamente la polizza era semestrale, almeno la rata era più gestibile.





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