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E dimmi che vuoi morire

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 29 apr 2025
  • Tempo di lettura: 4 min
Un uomo solo e triste, in mezzo a persone senza volto
Solo nel mondo

Quella mattina Stefano si era svegliato con un forte dolore alle gambe. Una novità, perché era da tempo che si sentiva fisicamente bene. L’ultimo mal di testa risaliva almeno a un anno prima, dopo una sbornia epocale per lui che non beveva da quando era giovane, quindi buoni trent’anni prima. Di influenza neanche a parlarne. Addirittura durante il periodo del covid non gli era venuto neanche un raffreddore, chissà se per il vaccino, le mascherine o un buon fisico, che pure non curava.

In compenso il covid si era portato via i suoi genitori. Suo padre Otello, già provato nel fisico da un precedente tumore e da un cuore malandato, era stato uno dei primi a prenderlo e a morirne. Sua madre Laura morì dopo un anno. Lei non aveva voluto fare il vaccino. Innamorata come era di suo marito pregava di morire allo stesso modo, perché il cuore ce l’aveva forte e non sarebbe mai morta di dolore. Fortunatamente non soffrì troppo, e quel poco lo accolse con il sorriso. Nell’ultima conversazione telefonica con Stefano gli disse che il covid le aveva regalato il biglietto per il treno che portava da Otello. Il suo Otello.

Sua moglie Viviana invece non se l’era portata via il covid, o qualche altra malattia. Era stato un certo Ottavio. Stefano non se la prese con Viviana, che ancora oggi amava, né tantomeno con Ottavio, che non conosceva ancora, e che non avrebbe comunque voluto conoscere mai. L’allontanamento da Viviana aveva un solo colpevole. Un nome che conosceva bene: il suo. Era certo di avere sbagliato qualcosa nel suo rapporto con quella splendida donna che aveva conosciuto quando avevano entrambi 30 anni. Probabilmente non si era accorto di qualche suo bisogno. Sicuramente c’era stato qualche segnale da parte di sua moglie che lui non aveva colto. Si era adagiato in una felicità conquistata dopo tanto cercare, senza pensare che doveva coltivarla come quel bel fiore che era, perché altrimenti sarebbe appassita.

Avrebbe voluto ringraziare Viviana per essersene accorta, rimproverandole forse di non avergliene parlato chiaramente, perché con ogni evidenza lui ormai viaggiava a fari spenti, pensando che i problemi sarebbero passati da soli. Ecco, l’unica cosa che poteva addebitarle era proprio non avergli aperto gli occhi, non aver fatto luce su quei problemi che lui non vedeva, ma che per lei erano palesemente importanti. Avrebbe voluto parlare con lei di questo, ma non gli sembrava il caso di disturbare quella che probabilmente per lei era diventata una nuova casa felice.

Erano ormai passati quasi due anni. Non aveva frequentato nessuna donna dopo Viviana. Sentiva di aver dato tutto, e non considerava corretto o rispettoso iniziare una nuova relazione vuota. Quei due anni li aveva dedicati al lavoro e ai libri, il suo passatempo preferito. Aveva talmente tanti arretrati che poteva restare senza comprarne di nuovi per parecchio tempo. E comunque non poteva comprarne tanti. La casa che aveva trovato in affitto dopo la separazione gli prosciugava gran parte dello stipendio, e quindi doveva scegliere con estrema cura quei due libri che ancora si concedeva. Comunque la stanza che fungeva da camera da pranzo con cucinino era piena di volumi, ben ordinati in librerie alte fino al soffitto che inglobavano una poltrona con una lampada vicino e una televisione, piccola perché lo spazio era ridotto.

Conosceva a malapena gli altri condomini, con i quali i rapporti si riducevano al classico “buongiorno e buonasera”. Piano piano aveva diradato anche le uscite e poi le telefonate con gli amici, anche quelli storici. Tutti avevano una vita da vivere, e Stefano ne aveva approfittato per portare avanti quello che era diventato un vero e proprio programma di vita. E di morte, almeno sociale. Aveva anche chiesto, e ottenuto, un trasferimento in un ufficio più vicino alla nuova casa.

Il dolore alle gambe quella mattina non voleva passare e decise di chiamare il medico di base per farsi assegnare un giorno di malattia, di quelli che non chiedeva mai. Il dottore gli propose una serie di analisi, ma lui rifiutò gentilmente, rimandando ad altri tempi i controlli.

Provò a stare sdraiato, ma il dolore aumentava. Si attenuava soltanto camminando, ma leggere in movimento non era stato mai di suo gradimento.

Decise di prendere un antidolorifico consigliato dal farmacista su suggerimento di una sua collega più esperta, e mettersi prima seduto e poi sdraiato.

Finì di leggere un libro del suo autore preferito, che lo metteva sempre di buon umore, e ne cominciò uno nuovo di una autrice di cui aveva sentito parlare tanto bene, ma resse soltanto fino alla fine del primo capitolo. Aiutato dall’antidolorifico e da un leggero tepore portato dal sole, Stefano si addormentò.

Il giorno dopo era festa, primo giorno di quattro a casa per via di un ponte. Dopo due giorni il dolore era aumentato a dismisura, tanto che neanche l’antidolorifico faceva più effetto. In farmacia gli consigliarono di recarsi a una casa della salute, o addirittura al pronto soccorso.

Ma la casa della salute era lontana e Stefano non voleva stare troppo tempo in attesa, mentre per il pronto soccorso si aggiungeva la sua idea che non si trattasse di un problema così grave da togliere il posto a malati veri. Il suo malanno sarebbe passato da solo, magari con un buon libro.

Ma quello che aveva cominciato non riusciva a portarlo avanti. Era per colpa del dolore, ma lui accusava l’autrice di una pessima scrittura. Riprese allora un altro libro del suo autore preferito, ma anche quello non andava avanti come doveva.

Il lunedì saltò il lavoro, ma nessuno riuscì a contattarlo, perché il telefono gli si era scaricato e non aveva la linea fissa.

Il sole del martedì lo trovò sorridente, con gli occhiali ancora messi e un libro poggiato sul petto. I raggi erano caldi e andarono ad aumentare la temperatura di quel corpo che sembrava riposare.

Il dolore era passato. Forse per questo Stefano sorrideva.


Un uomo sembra dormire  sdraiato sul letto con un libro in mano
Stefano ha raggiunto la pace

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