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Il bambino e la nuvola

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 5 giu 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 9 ago 2025



L'aria che tirava era quella dei temporali più bui. Stava per arrivare una tempesta, e il cielo stava facendo le sue promesse di lampi che squarciavano la tavola nera formata da nuvole pronte a rovesciare tutta l'acqua che potevano sulla terra.

Erano tempi bui e il clima si adeguava.

Erano tempi pazzi e il tempo non faceva altro che saltare da un giorno all'altro.

Un bambino stava giocando nel giardino davanti casa sua, incurante del vento sempre più forte che gli girava intorno. Un vento che ce la metteva tutta per farlo cadere, nella speranza di portarlo via rotolando sotto la sua spinta possente.

Ma il bambino aveva una serenità mai vista. In questi tempi brutti lui era nato nel momento in cui il sole era riuscito a farsi strada tra le nuvole. Era successo tutto in pochi secondi. La mamma del piccolo stava soffrendo e l'umore del papà era più nero del fondo di un pozzo.

Nella stanza della grande casa dove stava partorendo la signora che dispensava a tutti il suo sorriso, infermiere e dottori correvano da una parte all'altra, alcuni anche senza una meta precisa.

Il signore dalle grandi mani calde, papà del bambino che stava per nascere, era l'unico immobile. Sembrava una statua di sale. La sua mano era stretta in quella della sua signora che gliela teneva forte forte.

Fuori il temporale impazzava e nulla faceva presagire un parto semplice.

Fu in quel momento che una nuvola decise che era giunto il tempo. Si strinse con tutta la sua forza, fece uscire tutta quell'acqua carica di fumi neri, e fece risplendere il suo sorriso candido come neve.

Di colpo sulla grande casa non cadeva più neanche una goccia. La nuvola guardò in basso e vide che in mezzo a tutto il grigiore del mondo si intravedeva uno sprazzo di colore. E questo le piacque. Ma era un colore sbiadito, ancora freddo del grigio che era andato via da quel quadrato di terra.

Allora la nuvola guardò in alto e vide il sole addormentato. Si strinse di nuovo più forte che poteva e stavolta invece dell'acqua rilasciò una musica lieve che salì verso quel cerchio giallo che una volta doveva aver illuminato il mondo.

Il sole sentì quella musica celestiale e aprì gli occhi. La nuvola si ritirò un po' lasciando passare quei raggi caldi che tolsero definitivamente il grigio dalla grande casa, dove infermiere e dottori si fermarono davanti al signore che si stava sciogliendo dalla sua rigidità scultorea di fronte allo spettacolo della signora che regalava il suo sorriso più bello a quella creatura tutta rosa, ma senza spine.

Il bambino crebbe, lui colorato in mezzo a tanto grigiore. Crebbe portando con sé il sorriso della madre e la forza del padre. E la nuvola e il sole lo seguirono, finché anche lui non ebbe un bambino, e le nuvole bianche diventarono due, e piano piano si moltiplicarono sotto la forza del sorriso del bambino, di suo padre e di sua nonna.

E arriverà sicuramente un giorno in cui i loro sorrisi saranno contagiosi e spazzeranno via tutte le nuvole nere, lasciando solo delle nuvole bianche e un grande arcobaleno.

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