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Il Creatore

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 28 giu 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Io sono Antonio e scrivo storie.

La prima domanda che mi viene fatta quando dico questa frase è “Perché scrivi storie?”

Vorrei avere una risposta definitiva a questa domanda, ma credo sia impossibile. Cosa c’è di definitivo nella vita? A volte neanche la fine della vita stessa è definitiva, almeno per alcuni. C’è chi si reincarna, chi raggiunge un altro piano dell’esistenza, e chi viene ricordato per sempre per opere positive o meno, artistiche o meno, e chissà cos’altro.

Quindi “Perché scrivi storie?”

Al momento potrei dire che è un mezzo per sfogarmi. Tempo fa era un mezzo per esprimermi. In un altro momento della mia vita era per farmi accettare dagli altri. Se proprio volessi trovare una risposta che possa avvicinarsi al definitivo di cui si parlava poco fa, potrei dire che scrivo storie per il semplice piacere di raccontare.

Un’altra domanda che mi viene posta è “Come inventi i personaggi delle tue storie?”

La domanda più difficile, perché non ha una risposta univoca. Posso creare un personaggio partendo da una caratteristica, oppure per completarne un altro che già sto scrivendo. Poi ci sono le cosiddette ispirazioni che vengono da quello che mi vedo intorno.

E poi c’è stata la domanda delle domande. Quella per rispondere alla quale bisogna guardarsi dentro e pensare e ripensare a tutto quanto si è scritto.

“Hai mai scritto di te stesso?”

Di solito c’è la risposta prestampata e al limite del banale: “In quello che scrivo c’è sempre qualcosa di autobiografico”, oppure “Nei miei personaggi c’è sempre qualcosa di me”.

Risposte che usavo anche io, fino a quando quella domanda non me la sono posta io stesso, e la risposta mi ha sconvolto.

Io sono Antonio, e sono un personaggio creato da uno scrittore. La mia vita, spesso le mie parole, quello che mi accade, a volte come reagisco agli eventi, è tutto frutto della creatività del mio scrittore.

Lui è una sorta di dio. Ha creato me e il mondo che mi circonda. Non l’ho mai visto. Sembra mi abbia lasciato il libero arbitrio, ma poi è ovvio che ad ogni mia decisione debba mettere mano alla mia storia per aggiustare il mondo intorno a me. Un vero e proprio dio che ha già deciso come finirà la mia storia.

Per cominciare a raccontarla ha comprato un quaderno e una penna. La mia storia si concluderà quando finirà uno dei due oggetti. Sarà una fine sfumata se finirà prima la penna, o netta se arriverà prima la fine del quaderno.

A volte è difficile anche pensare, perché c’è sempre il dubbio che qualcuno stia scrivendo quei pensieri.

E allora comincio a scrivere, inventando a mia volta storie e personaggi, entrando io stesso nei panni del creatore, fingendomi un dio, con tutti i suoi limiti.

Fino a pensare che magari sono io ad aver inventato quel creatore in una delle tante storie che scrivo.

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