Il cuore dietro un sorriso
- Ivan Mattei
- 30 giu 2022
- Tempo di lettura: 2 min

Occhi tristi e un sorriso finto, messo lì perché i denti potessero fare barriera ad un cuore pronto a scappare dal petto per andare ad urlare il proprio dolore.
Camminava per la strada con le mani in tasca e due spalle buttate in avanti, richiamate in basso dalla gravità della stanchezza data da giorni e notti spesi a piangere per un amore mai vissuto realmente, ma nel quale aveva creduto per tutto il tempo da quando era nato.
Ed era stato bello tutto quello che era successo, anche le incomprensioni, anche le giornate che sembravano portate avanti soltanto per arrivare a fine giornata.
Succedeva sempre qualcosa che giustificava quella loro unione nascosta al mondo, ma urlata dentro di loro. Uno sguardo, un sorriso, una battuta. Un “Ti amo” ripetuto durante un abbraccio fino a stancarsi, o almeno fino a convincersi che fosse reale.
Lei che si riposa nuda sul letto, lui che seduto in terra sfiora il suo corpo con una mano accompagnando i suoi sogni.
Fino a quell’ultima notte di sesso. Quella notte in cui tutto era ormai chiaro, con quei baci donati con una foga tale da sembrare schiaffi dati all’anima, quegli abbracci così forti alla ricerca dell’unione dei due corpi in un’unica entità che li legasse per sempre, quelle carezze date per avere una memoria tattile di una passione sempre presente in quell’amore mai esposto, ma sempre vissuto al massimo.
Quell’amore nato casualmente con un bacio non rubato, ma cercato da entrambi, doveva per forza giungere ad una fine. E la fine non fu come quell’inizio. La fine non fu casuale, ma cercata da lei. Lei che aveva avuto la forza di chiudere qualcosa che avrebbe potuto arrivare ad un eccesso che poteva rovinare quanto avevano vissuto. Lei che aveva dato tutta se stessa in quella relazione e che ora doveva rinascere e ricrearsi in qualcosa di meno forte, perché il suo cuore poteva scoppiare.
Lui non aveva capito che erano arrivati al limite. Lui ne voleva ancora di quell’amore, e sapeva che non poteva trovare da nessun’altra parte quei “Ti amo” detti sottovoce con una intensità pari soltanto agli abbracci nati per dare corpo a quel qualcosa di immateriale che li univa. Lui non voleva capire che quello che avevano vissuto doveva avere una fine perché “il massimo” rischia di diventare “il troppo”.
Ora quel cuore spingeva per uscire fuori ad urlare il proprio dolore, ma quel sorriso creato ad arte dal cervello non glielo avrebbe mai permesso, e lui si sarebbe prima o poi stancato, tornando al proprio posto a riposarsi, e forse quel sonno dell’amore gli avrebbe consentito prima o poi di arrivare a quello che lei aveva già scoperto da un po’ in un altro uomo.



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