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La luce negli occhi (viene dal cuore)

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 25 mar 2024
  • Tempo di lettura: 4 min

C’era una volta, nel Regno del Sapere, una fata dal cuore buono che il Re aveva messo a guardia del cuore pulsante del suo reame: la Biblioteca.

Questo era un luogo magico dove tutte le storie avevano un inizio e mai una fine, i numeri trovavano un proprio ordine e le arti, tutte insieme, costruivano muri che non dividevano, ma univano nella vastità della cultura.

La fata dal cuore buono era entrata in punta d’ali in quell’ambiente così grande, conscia della gravità del proprio compito. Era lei, con l’aiuto di tante anime buone, a dover garantire l’ordine in tutti quei libri. Lei che doveva rendere ogni volume rintracciabile da ogni suddito del vasto regno, così che ne potesse giovare il mondo intero. Lei recuperava da liste immense quei testi che servivano ai singoli lettori e li rendeva riconoscibili.

Purtroppo e per fortuna il libro più importante, quello della vita, era ancora di là dall’essere pubblicato, quindi nessuno poteva sapere che il fratello del Re, l’Imperatore del Nulla Assoluto, aveva in serbo un serio attentato alla fata dal cuore buono.

Lei che aveva occhi che illuminavano anche i più oscuri anfratti, lei le cui labbra modulavano la voce in parole tenere, lei che riusciva a mostrare il proprio cuore semplicemente respirando.

Venne all’improvviso quel brutto giorno in cui l’Imperatore si presentò alla Biblioteca in vesti dimesse, per far pensare che non poteva rappresentare un pericolo per nessuno. Ingenuo e sfortunato lui che non sapeva che per chi custodisce e cura il sapere nulla può essere considerato un pericolo. Sfortunata e ingenua la fata dal cuore buono che imparò a sue spese che le pagine del libro più brutto del mondo intero non erano ancora state scritte.

L’Imperatore del Nulla le si avvicinò di soppiatto alle spalle, la chiamò e, quando lei si voltò, le soffiò negli occhi una polvere nata dalla magia vuota. Immediatamente, ma in maniera comunque tardiva, la fata dal cuore buono si ripiegò su sé stessa, coprendo la propria testa con le mani e le braccia.

La polvere stava facendo il suo effetto, e le mani, che andavano a coprire le orecchie, non le permisero di ascoltare la muta risata dell’Imperatore. Il buio aveva invaso il suo mondo e la paura di non poter più custodire la Biblioteca la rese triste come non era mai stata.

Le anime buone accorsero immediatamente, ma il guscio creato dalla fata dal cuore buono per proteggersi teneva distanti anche loro. Uno dei fedeli del Re, che conosceva la magia della buona cultura, riuscì a trovare un pertugio in quel groviglio di dita e braccia e con un soffio leggero e fresco riuscì a togliere una buona parte di quella polvere.

Non si accorse però che un po’ di questa, fatta a immagine e somiglianza dell’Imperatore, era riuscita a nascondersi tra le ciglia di quegli occhi una volta pieni di luce. Piano piano lei distese le dita contratte a formare una chiave per quello scrigno che conteneva ancora un grande tesoro. Le braccia si rilassarono e le ali tornarono a sbattere. E la luce, quella luce buona, tornò a uscire dalle palpebre di quella splendida creatura.

Le anime buone raddoppiarono i propri sforzi, senza però mai provare fatica ma soltanto piacere nell’aiutare la fata dal cuore buono. Nulla tornò come prima, ma tutto riprese un senso di normalità.

Qualcuno diceva però di aver sentito l’Imperatore del Nulla ridere nell’ombra più scura, e il terrore di un nuovo colpo gobbo da parte sua era in ogni angolo delle menti dei sudditi, e ancor più in quella della fata dal cuore buono, che era tornata a dispensare luce, buone parole, e respiri di purezza.

Un libro fuori posto fece la parte del classico fulmine a ciel sereno. Nessuno riusciva a ritrovarlo, neanche la fata dal cuore buono. Era un libro perso ormai, un pezzo di sapere che non andava al suddito che ne aveva bisogno, una mancanza nella pienezza del mondo.

Fu il segnale che la polvere maligna nascosta tra le ciglia della fata aspettava. Essendo a immagine e somiglianza dell’Imperatore del nulla scese nel terreno ancora ben sano di quegli occhi che dispensavano luce.

Se ne accorse per primo il fedele del re che l’aveva aiutata la prima volta, ma la fata dal cuore buono stavolta non riuscì a chiudersi a riccio con quelle dita che, come artigli, la prima volta avevano afferrato le braccia, piegandole a formare una corazza che stavolta poteva essere inviolabile. Le tante anime buone intorno a lei non si fecero sorprendere e le accarezzarono i polpastrelli, le massaggiarono i palmi delle mani, curarono le braccia, in modo tale che nulla potesse impedire al soffio del fedele del re di raggiungere ogni piccolo granello di quella polvere malvagia.

Mentre lui faceva il suo lavoro, rincuorato dal sorriso dolce della fata dal cuore buono, una delle anime buone, l’ultima arrivata anche se presente da tempo immemore, si mise alla ricerca del testo perso, per farlo tornare a essere prima un semplice libro fuori posto e poi una fonte di sapere pronta a incontrare il suo lettore.

L’unico che era rimasto calmo in tutto quel tempo era stato il Re, pronto a restituire la Biblioteca alla fata dal cuore buono. Lui era rimasto sereno in ogni momento, perché sapeva che nessun granello di polvere, seppur fastidioso, avrebbe potuto spegnere la luce negli occhi della fata che aveva scelto come custode della cultura.

Semplicemente perché quella luce non nasceva dagli occhi, ma veniva dal cuore buono di quella dolce fata.




Una fata sorveglia la biblioteca
La Fata dal Cuore Buono e la Biblioteca del Regno del Sapere




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