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La realtà in uno scatto

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 25 giu 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 3 ago 2025



Paolo comprò la sua prima macchina fotografica in un periodo in cui la depressione stava avendo la meglio. Voleva provare qualcosa di nuovo, che non rientrasse nei canoni della normalità che aveva assunto ogni cosa che faceva nella sua vita. Spese più di quanto avrebbe dovuto, perché non voleva un prodotto che facesse tutto da solo. Voleva dedicare del tempo per capire i settaggi, scoprire perché quella luce dava quei colori piuttosto che altri, cosa significava aprire o chiudere il diaframma o aumentare o diminuire il tempo di scatto. Voleva insomma un oggetto che gli permettesse di far evadere il cervello. Liberarlo da quella gabbia che era ormai diventata la sua vita. Il giorno che arrivò quell'oggetto misterioso, dedicò ore intere a studiare ogni sigla, per essere preparato al momento dello scatto. Il giorno dopo uscì con la macchina a tracolla con l'intenzione di fermare in uno scatto qualunque cosa gli fosse capitato davanti agli occhi.

Alla sera, quando tornò a casa, era più triste di prima. Ogni suo convincimento, ogni buon proposito, era andato a vuoto. Non aveva neanche acceso quell'oggetto che era tanto felice di aver acquistato. Perché era successo tutto questo? Per un motivo molto semplice: non aveva visto intorno a sé nulla di interessante, come sempre. Cenò con un panino triste accompagnato da una birra calda, perché aveva dimenticato di metterla in frigo. Poi accese la TV, ma si accorse ben presto che quelle immagini scorrevano a vuoto sullo schermo. Prese allora una rivista di tecnica fotografica che aveva comprato per capire cosa potesse fare con quella macchina che aveva acquistato e che nel pomeriggio era risultata inutile. C'era in quel numero un inserto con le nozioni base e una serie di esercizi per metterle in pratica.

Si mise sul divano della camera da pranzo e scattò qualche foto con soggetti casuali, semplicemente per capire le luci e come evitare sovra o sottoesposizioni. Lì per lì non vide niente, perché il monitor era per la sua vista troppo piccolo.

Quando scaricò le fotografie sul computer ebbe una sorta di capogiro. Cosa era quello che vedeva sullo schermo? Tornò in camera da pranzo per sincerarsi di quello che aveva provato a ritrarre. Non erano la stessa cosa. Guardare quelle fotografie fu per lui come entrare in un mondo parallelo. Vedeva riflessi, sfumature, trasparenze che a occhio nudo non aveva notato. Tornò in camera da pranzo e cercò di guardare con occhi nuovi quello che aveva fotografato, ed effettivamente riscoprì dal vero tutte quelle cose che il suo nuovo acquisto aveva evidenziato. Andò a letto con animo un po' più leggero dopo tanto tempo che non succedeva.

Approfittò del fatto che il giorno dopo era domenica e tornò a girare per il quartiere con la macchina fotografica a tracolla. Stavolta la tenne sempre accesa e, sempre seguendo le regole che aveva letto e memorizzato, scattò più foto possibili e di ogni tipo.

Tornando a casa si scoprì curioso e voglioso di scoprire cosa aveva realmente fotografato. E si accorse di nuovo che la realtà non era quella che vedeva ogni giorno. Quel fiore non lo aveva mai visto colorato, come quel prato non era mai stato così vivo di persone, o come quell'angolo di strada non gli era sembrato mai così significativo. Un mondo diverso scorreva davanti ai suoi occhi, fotografia dopo fotografia. "Amore, il pranzo è in tavola", annunciò la voce di sua moglie dalla camera da pranzo.

Paolo andò a tavola portandosi la macchina fotografica, e senza dire nulla fotografò sua moglie e suo figlio. Dopo pranzo scaricò le fotografie e riscoprì la bellezza degli occhi di lei e ritrovò la serenità ingenua nel sorriso di lui. Si mise a piangere, come non faceva ormai da tempo. Mise la macchina fotografica sulla scrivania, impostò l'autoscatto e si ritrasse in uno scatto più vero del vero. Quello che vide gli piacque, perché in quella foto c'era Paolo, c'erano lacrime che gli rigavano il volto per finire in una bocca aperta deformata da un sorriso incerto tra la disperazione e l'euforia. © Fotografia di Fabio Moscatelli

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