La vita è un sogno: 25 fino all'università
- Ivan Mattei
- 20 ago 2024
- Tempo di lettura: 3 min
Il 25 lo portava all'università. Si era iscritto tardi, e semplicemente per cultura personale. Aveva conosciuto quella facoltà per caso. Lui all'università ci lavorava. Faceva le pulizie.
Aveva fatto amicizia con il professor Contuci, che lo aveva affascinato parlandogli di un libro.
Era andato subito a comprarlo e lo aveva letto nel giro di poche ore.
"Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Italo Calvino.
Ora Jerry se lo ritrovava tra le mani. Lo sfogliò velocemente, annusando le pagine. Sapevano di nuovo, ma lui quel libro lo conosceva quasi a memoria.
Si accorse solo all'ultimo che era arrivato alla sua fermata. Scese di corsa, dimenticando il libro sul sedile dell'autobus. Se ne accorse subito. Si girò verso l'autobus e sorrise vedendolo andare via.
Era convinto che quella fosse la sua missione. Quel libro lo aveva perso tante di quelle volte che lui era certo che ogni volta fosse per una buona causa, magari perché lo leggesse una persona che avrebbe visto la propria vita cambiare grazie a quella lettura.
Jerry si girò ed entrò nel cancello della facoltà in cui per tanto tempo aveva vissuto. Gli scese sugli occhi il pendaglio del cappello che sua madre gli aveva regalato per la laurea. Gli si fece incontro il professor Contuci, ormai anziano. Si sorrisero. Jerry aveva voglia di abbracciarlo, ma non lo fece. Il professore si fermò semplicemente per dargli un'altra copia del libro di Calvino.
Ancora due passi e Jerry entrò dalla porta della facoltà. Si girò a salutare i portieri, ma vide che non c'erano. Entrò in portineria e prese il registro firme. La sua firma occupava già ogni riga di tutte le pagine.
Uscì dalla portineria e si ritrovò davanti il secchio con lo scopettone che aveva usato per anni. Sopra il secchio c'era appoggiato un rotolo asciugamani di ricambio.
Sulle sedie del corridoio non c'erano gli studenti, ma tutte le persone che aveva conosciuto mentre lavorava lì dentro. Ma erano strani.
I professori sorridevano e si congratulavano. I portieri si giravano di schiena. I suoi colleghi strisciavano per terra.
Jerry poggiò lo scopettone di lato. Prese il secchio pieno d'acqua e lo rovesciò nel corridoio. L'acqua lo riempì e tutte le persone si sciolsero. Quindi prese il rotolo asciugamani e lo srotolò. L'acqua si asciugò e l'asciugamani si trasformò in una guida rossa.
Dal fondo del corridoio apparve lei.
Bella come il sole. Piccola davanti a lui, ma grande nei suoi pensieri. Come per il suo amico non ricordava il suo nome, ma non gli serviva. La riconosceva, era proprio lei. Magari il nome sarebbe arrivato dopo, il giorno del matrimonio, ma ora non serviva veramente.
Le si fece incontro e l'abbracciò. Era così piccola che avrebbe potuto contenerla. La abbracciò, ma non sentì il suo corpo. Gli sembrò di stringere una nuvola.
Le accarezzò il viso, ma ad ogni carezza vedeva il volto di lei rigarsi di rughe. Ma lei non perse il sorriso. Lui si fermò, ma lei gli prese le mani e se le mise sulla pancia.
Era incinta.
Lui si commosse e le sue lacrime sciolsero le rughe di lei.
Lei. Come si chiamava? Perché lo aveva dimenticato?
Jerry si girò per mettersi al suo fianco. Le porse il braccio, ma questo scomparve come la nuvola che gli era sembrato di abbracciare. Si girò di nuovo e lei… lei non c'era più.





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