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La vita è un sogno: Il buio, la luce, il buio

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 31 ago 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Jerry di colpo cadde a terra. Lo sguardo gli si era oscurato velocemente. Lui non riuscì a capire come era successo, se fossero state delle macchie a riempire il suo campo visivo o un nero improvviso. L'unica cosa certa era che era caduto a terra e ora si trovava immerso nel buio.

Intorno a lui si stava accalcando tanta gente, ne sentiva le voci. C'era lei, c'era Matteo, c'era sua madre, c'era suo padre. E c'era il suo medico di quando era bambino.

- "Così mi metti paura"

Jerry era lì, steso in terra. Non riusciva a muovere neanche il muscolo più piccolo del suo corpo. Non riusciva ad emettere il suono più flebile. Questo lo rendeva nervoso.

Quasi immediatamente furono i muscoli del suo corpo a prendere vita. Si irrigidivano e si rilassavano a loro piacimento. Le braccia battevano in terra con violenza, le gambe si alzavano e si abbassavano, la testa si girava, le labbra si contorcevano. Tutto nel buio.

- "Non lo teniamo troppo"

Intorno quelle voci familiari continuavano a tirare fuori parole su Jerry, come se lui non ci fosse.

E questo contribuiva ad innervosirlo di più, e il movimento dei suoi muscoli diventava più violento.

- "Bisogna proteggerlo"

Di colpo la luce. Jerry aprì gli occhi. I muscoli si erano rilassati completamente, ma lui non ne aveva ancora il controllo. Intorno a lui non c'era nessuno, ma quelle voci che parlavano di lui continuavano. Però questa volta avevano un effetto rilassante. Una mano gli tirò su la testa e un'altra gli avvicinò una tazza di camomilla alla bocca. Aveva bisogno di berla, non perché lo calmasse, perché ormai la tempesta era passata, ma perché aveva faticato talmente tanto che sembrava avesse costruito in pochi minuti un palazzo di cento piani.

- "Ci vuole pazienza, poi torna tutto normale"

Chiuse di nuovo gli occhi. Stavolta cercava il buio della pace, della calma, del riposo. Sotto di lui il pavimento freddo, duro contro cui aveva sbattuto il corpo continuamente e con violenza. Ora ne sentiva l'effetto, con dolore alle mani, alle braccia, alle gambe. Le voci intorno a lui sfumavano e non riusciva più a capire cosa stessero dicendo. Jerry ebbe così modo di concentrarsi su ogni singolo muscolo, riuscendo piano piano a riprendere il controllo del proprio corpo. Aprì gli occhi e si ritrovò di nuovo nel bagno del liceo, sdraiato su un materassino della palestra. Intorno a lui c'erano Matteo, Daniele, e gli altri amici. Lo guardavano sorridendo, ognuno fermo all'età in cui Jerry li aveva visti l'ultima volta.

Uscì dalla porta del bagno e si ritrovò nella corsia di un ospedale, freddo, asettico, vuoto, con infermieri ad ogni porta che lo guardavano anche loro sorridendo. Uscì dalla corsia e cambiò ancora il luogo dove si trovava. Ora era nell'androne del vecchio palazzo dove aveva abitato per 20 anni. Salutò il portiere come nulla fosse successo, come se fosse tutto normale.

Uscì dal portone e si ritrovò in strada.



Viso d'uomo sfocato

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