La vita è un sogno: Matteo e Jerry
- Ivan Mattei
- 16 ago 2024
- Tempo di lettura: 2 min
Si chiamava Matteo. Sì, non c'era dubbio. L'amico di Jerry, quello con il quale si tirava il cancellino a scuola, quello con il quale andava a bere la birra al parco la sera.
Matteo, quello che gli aveva suggerito il soprannome che ormai per lui era il suo vero nome.
- Geronimo? Ma che caz...? Ma che gli è venuto in mente ai tuoi per metterti un nome così?
- Geronimo! Papà era fissato con i western. Pensa poi se mi avesse chiamato Tex...
- Messa così ci sta, ma fai qualcosa.
- E che faccio?
- Di' che ti chiami Jerry. Così se lo sentono i tuoi non si offendono perché pensano a un diminutivo, e gli altri non ti prendono per il culo.
Jerry, come Jerry Lewis.
"Ma sei straniero?", gli chiedevano spesso.
"No, è che papà amava il rock. Sai, Jerry Lee Lewis..."
E via inventando.
Matteo. Jerry non sapeva perché, ma lo ricordava bene soltanto pensando alle bevute al parco.
E proprio al parco gli sembrò di ritrovarsi appena attraversata la strada.
Eppure lì c'era un negozio di calzature una volta, non il parco.
E non quel parco.
Un bambino vestito da arabo gli si avvicinò, inseguito da un altro vestito da clown, con pantaloni troppo corti per portarli a Carnevale. Si tiravano i coriandoli e Jerry li guardò divertito. Arrivò ad un'altalena. La sua altalena. Ci salì e si diede una spinta, e subito si ritrovò bambino di 6 anni.
Ai suoi piedi vide una grande ombra. Era suo padre che lo spingeva. Sorrise, ma non si girò. Aveva paura di vederlo come quando era morto. Uno dei ricordi che non gli si erano tolti dalla mente. Aveva paura di rivedere quel tubo uscirgli dalla gola, quell'ago infilarglisi nel braccio.
Meglio quell'ombra che lo spingeva con le sue mani grandi, alta fino alle giostre.
- È ora che torniamo a casa. Sennò mamma si preoccupa.
- Ancora un po', per favore.
- Non lo vedi il sole come si sta abbassando? Tra poco sarà buio. Papà ti riporta presto qui. Magari viene anche mamma stavolta.
Jerry scese al volo dall'altalena e si girò con timore verso il padre. Ma il sole alle sue spalle gli impedì di vedergli il volto. Gli diede la mano, e la vide scomparire nella sua che gli sembrava enorme.
Dovette prendere tutto il coraggio che quel piccolo cuore di bambino aveva per alzare lo sguardo. Fu allora che lo vide. Niente tubi, niente aghi. Era papà, esattamente come lo aveva visto da bambino.
E Jerry sorrise.
Uscito dal parco non sentì più il calore della mano di suo padre. Guardò la propria ombra e vide che era diventata grande. Guardò le proprie mani. Vide l'orologio e istintivamente controllò l'ora.
- Sono in ritardo.
Vide in lontananza la fermata dell'autobus e cominciò a correre. Arrivò giusto in tempo per prendere il 25.





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