Non avrai più le mie lacrime
- Ivan Mattei
- 6 ott 2023
- Tempo di lettura: 3 min

Questo racconto nasce molto prima del progetto per il centro antiviolenza “Marie Anne”.
La storia di Giulia, nome che torna spesso nei miei scritti, vuole essere insieme un augurio e una spinta per tutte le donne vittime di maltrattamenti tra le mura domestiche.
Una statistica Istat del 2014 ci dice:
“Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex.”
Per non parlare delle vittime di violenza psicologica ed economica.
Io spero che questo racconto aiuti una delle tante (troppe) Giulia a reagire. Che questo racconto sia come le botte che Giulia sente agire nei confronti di una sua vicina. Che sia un aiuto per una presa di coscienza che quell'uomo che hanno di fianco non le ama. E per favore non parlatemi di amore malato.
Voi che leggete queste parole, agite anche voi. Non mi interessa che facciate leggere questo racconto nello specifico, ma servitevene per aiutare amiche o anche conoscenti che subiscono queste situazioni.
***
Non avrai più le mie lacrime. Le mie lacrime sono una cosa preziosa e tu non le meriti affatto. Non piangerò più per le botte che mi dai, o perché mi lascerai sola la sera per andare a dormire da quella là. Le mie lacrime bagneranno la mia fuga, e saranno di gioia. La felicità di essere tornata in me, perché, è bene che tu lo sappia, quella che hai conosciuto come Giulia è entrata in coma il giorno stesso in cui mi hai dato il primo schiaffo. La Giulia che hai conosciuto è morta il giorno in cui ha giustificato come un atto d’amore il primo occhio nero. La Giulia che hai conosciuto è stata sepolta il giorno in cui ha detto che era caduta dalle scale.
Ma piano piano ho capito che la mia era una morte apparente, ed ho cominciato a scavare per uscire dalla tomba. Tu non ti sei accorto di niente, ma io ogni secondo, ogni minuto, ogni ora, ogni giorno risalivo sempre di più e mi ricostruivo pezzo per pezzo.
Tu hai pensato, probabilmente, che fosse rassegnazione. Che finalmente avevo capito quale era il mio posto. Ma io scavavo dentro di me, e reagivo sempre meno. All’inizio fosti sorpreso di non vedermi provare a rispondere ai tuoi pugni, ai tuoi calci, ai tuoi sputi, e ti fermasti per una settimana. Poi riprendesti, ma la tua foga sembrava spegnersi giorno dopo giorno. Oppure ero io che alzavo sempre di più la mia barriera, prendendo coscienza di me.
E ti assicuro che non è stato facile accettare che le tue botte non fossero soltanto uno scatto d’ira che poi passava con i regali che mi facevi il giorno dopo. Non era il regalo che mi faceva pensare che mi amassi, ma era la pausa dal dolore a farmi pensare che, in fondo…
Poi, però, è successo qualcosa che mi ha fatto capire che quella persona che prendeva le botte, ti copriva e addirittura ti giustificava, era un essere nuovo che tu avevi costruito sui resti di Giulia, la vecchia me stessa. Quella notte in cui te ne andasti per l’ennesima volta sbattendo la porta, l’ennesima volta che giustificai il fatto che andassi con quella dandomi la colpa di non essere una buona moglie. Successe che, nel momento in cui smisi di piangere, sentii le urla e le botte nell’appartamento vicino. Una donna veniva malmenata dal marito (ma quante siamo?). Lei cercava di reagire tirandogli tutto quello che le capitava sotto mano. Urlava, piangeva, e le botte aumentavano. Fu in quel momento che capii cosa mi era successo. In ogni urlo, in ogni schiaffo, in ogni tonfo, riconoscevo un fotogramma di quella che era diventata la mia vita.
E fu lì che ricominciò la risalita. Cominciai a reagire in modo ragionato, senza darti alcuna soddisfazione, fotografando ogni livido che mi facevi.
E adesso sei qui, completamente addormentato. E vorrei ben vedere, con tutto il sonnifero che ti ho messo nel vino. Potrei farti qualsiasi cosa. In cucina ce ne sono di coltelli, e potrei usarli come meglio credo. Ma io sono Giulia, e non sono come te.
Adesso farò una cosa molto semplice. Prenderò il tuo portafogli. Andrò al primo bancomat che trovo e preleverò tutto quello che posso. Quindi butterò quel che resta, compresa la tua identità, nel fiume, così da vederla annegare. Poi prenderò il primo treno che parte, cosicché tu non possa mai capire dove sarò andata. E quando mi farai cercare in televisione, io invierò tutte le fotografie di quello che mi hai fatto, e poi sarò libera.





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