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Penso che andrò via

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 31 lug 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Gli ultimi compleanni di Giovanni finivano sempre alla stessa maniera. Lui si alzava da tavola a metà cena dicendo “Penso che andrò via”, si metteva il cappotto sopra il completo nero, salutava tutti e usciva.

Le prime volte la moglie Chiara viveva un conflitto tra la sorpresa per quel gesto, la rabbia perché le sembrava che suo marito non stesse apprezzando i suoi sforzi, la vergogna verso parenti e amici che inizialmente rimanevano semplicemente a bocca aperta e, in un paio di occasioni, la paura di un tradimento.

Man mano non ci fu più sorpresa e neanche rabbia perché il giorno dopo Giovanni le dava il buongiorno con un bacio e la frase “Grazie per la bella festa”, e si sentiva che erano parole sincere. Parenti e amici rimanevano sempre a bocca aperta, ma solo per sorridere al gesto ormai consueto di Giovanni o per continuare a mangiare come se non fosse successo nulla. Il tradimento non era mai stata un’opzione plausibile.

Il problema di Giovanni era il peso degli anni. Un peso dato dai classici acciacchi di mezza età, la pancia che cominciava a crescere, la lontananza con i vecchi amici che i nuovi non riuscivano a compensare, la morte.

Giovanni non aveva paura della propria morte, ma di quella degli altri. Pesava sempre di più lasciare andare via le persone che amava, e curiosamente anche la morte delle persone a cui era meno attaccato cominciava a dargli noia. Ancor di più lo buttava giù vedere le persone che amava perdere pezzi e appassire giorno dopo giorno.

La sua morte non gli faceva paura, nei limiti del dolore che avrebbe dato ad altri, quello stesso dolore che lui provava per quelli che se ne andavano, ma la malattia sì. Giovanni, ipocondriaco cronico, era sempre più spaventato anche dal più piccolo dolore.

“Penso che andrò via”, e tutti avevano la curiosità di sapere dove andasse ogni anno Giovanni. Se solo avessero saputo.

Giovanni usciva e camminava senza meta e senza fretta. Il giorno del suo compleanno era in pieno autunno e faceva sempre freddo. A volte pioveva, una volta aveva anche nevicato. Lui usciva e camminava finché non era stanco. Poi si fermava il tempo di recuperare e tornava indietro.

Non badava al tempo che ci metteva, né a quello che gli girava intorno. Si curava solo di controllare la strada prima di attraversarla, come gli avevano insegnato i suoi genitori.

Era preso soltanto dai suoi pensieri, dai suoi ricordi.

Ricordava gli amici del liceo e le cose che facevano insieme. Addirittura quando la strada era vuota parlava con loro, e rideva come una volta. Poi ricordava il suo primo amore, che veramente non aveva scordato mai, anche se quel sentimento non c’era più. Era stato bene, e gli faceva piacere sotto la pioggia ricordare di quando si erano bagnati fino alle ossa ridendo e scambiandosi baci. E tornava al giorno del suo matrimonio che era stato esattamente come avevano voluto lui e Chiara, con tutte le piccole accortezze volute dal suo amore di allora e di adesso.

“Il primo matrimonio dove tutti erano stati bene, ti ricordi?”, ma sua moglie non era vicino a lui quando lo chiedeva, perché era per lui il momento di stare da solo a piangere e consolarsi.

Tornava a casa a notte fonda, con gli occhi arrossati.

I primi due anni sua moglie lo aspettava in piedi. Il primo anno si era anche arrabbiata, e con la voce alterata dalla tensione lo aveva sgridato. Poi ci aveva fatto l’abitudine e lo aspettava a letto, facendo finta di dormire.


“Penso che andrò via”, disse qualche anno dopo Giovanni nel giorno del suo compleanno e della sua morte. Stavolta la passeggiata l’aveva fatta con gli occhi chiusi nel suo letto. Il cervello lo stava lasciando piano piano, ma le cose fatte con gli amici, il suo primo amore, quello attuale, tutto questo non lo aveva dimenticato e lo ripercorreva tra risate, lacrime e sorrisi. Tutto a occhi chiusi, con sua moglie vicino e amici e parenti fuori dalla porta a bocca aperta per il dispiacere.

Quando sentì arrivare l’ora Giovanni aprì gli occhi e guardò la sua Chiara sorridendole.

“Grazie per la bella vita”.

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