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Potere dell'arte

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 20 lug 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 25 apr 2024


Ero entrato in quella galleria per caso, come per caso ero finito a passeggiare per il corso. Avevo un'ora di tempo libero quel pomeriggio e l'avevo voluta spendere in giro per quella cittadina che conoscevo ancora molto poco. L'aria aveva cominciato a rinfrescarsi da qualche giorno a quella parte, e le giornate si stavano accorciando sensibilmente, tanto che mi ritrovai a girare per il centro con il buio che si era fatto avanti velocemente e le luci dei lampioni che si erano già accese. Sinceramente non ero interessato alle vetrine, e le guardavo senza fare attenzione a cosa vedevo. L'unico negozio che avevo memorizzato e che mi ero ripromesso di tornare a visitare con calma era una vecchia libreria. Come resistesse ancora aperta non lo so, ma ora sapevo che c'era e avevo promesso davanti a quella vetrina di diventare uno dei più assidui frequentatori.

D'improvviso un lampo, con il tuono molto forte e molto ravvicinato. Mi coprii sotto il portone di un palazzo. Mi si avvicinò un uomo in giacca e cravatta.

"Brutto tempo, vero?", mi disse.

"Sì, e neanche me lo aspettavo. Tanto che non ho nemmeno l'ombrello", risposi.

"Se vuole glielo presto io, ma mi dovrebbe fare la cortesia di spostarsi un po' più in là e non davanti al portone. Sa, i condomini non lo apprezzano e io da bravo portiere devo accontentarli".

Lo guardai un attimo, quindi ripresi a camminare sotto l'acqua incurante del fatto che mi stessi bagnando. Vidi la luce che veniva da una vetrina e affrettai il passo con l'intenzione di rifugiarmi lì dentro, fosse anche stato un negozio di abbigliamento intimo. E invece mi ritrovai in una piccola galleria, dove stavano esponendo i quadri di un giovane di un paese a pochi chilometri dalla città. Mi misi a guardare i quadri esposti apprezzando il bello stile molto vicino al classico, ma con tocchi personali. Uno stile realista, con corpi di donne e di uomini avvinghiati ora con ardore, ora con dolcezza, ora con forza, ora con delicatezza. La carnalità era forte e coinvolgeva chi si trovava di fronte al quadro. Intanto il temporale si stava allontanando e anche la pioggia cadeva con molta meno forza. La galleria piano piano cominciò a svuotarsi di tutta quella gente che, come me, aveva trovato rifugio in quel piccolo spazio. Io però non riuscivo a staccarmi da quei quadri. Mi trovai vicino ad una piccola panchina e mi sedetti. Di fianco a me c'era lei.

L'avevo guardata di sfuggita mentre mi sedevo, e avevo visto una donna della mia età. Le vidi un bel sorriso mentre guardava il quadro davanti a sé. Si trattava di uno dei quadri più belli dell'intera esposizione, pieno di particolari che giustificavano la presenza della panchina al suo cospetto, pronta per chi avesse voluto godersi appieno quella tela. E guardando il quadro compresi il sorriso di quella donna. Lei si girò verso di me senza sciogliere quell'espressione. Io ricambiai il suo sorriso e mi accorsi che corrispondeva alla serenità che le si poteva leggere negli occhi.

Si voltò di nuovo verso il quadro e, mentre cominciava ad aprire bocca, la vidi alzarsi in tutta la sua bellezza. Riconobbi in lei gli stessi soggetti immortalati dal pittore dei quadri esposti, e d'improvviso ebbi una leggera sensazione di gelosia verso quegli uomini che le stringevano le cosce e il seno con quelle prese forti, come se fosse veramente lei il soggetto di quelle tele. Ma non lo era e dopo pochi secondi potei innamorarmi anche della sua voce.

"Sembra quasi che da questi quadri esca fuori la carne viva di questi uomini e queste donne, con tutto il calore e la morbidezza della loro pelle. Non so come abbia fatto l'autore a catturare con tanta precisione la realtà dei corpi".

Si girò verso di me cercando una risposta o un commento che in quel momento non sarei mai riuscito a trovare. Rimasi incantato da quegli occhi che mi fissavano e che fissavo di rimando. Ci fermammo ancora un po' a guardarci, per poi scioglierci. Lei tornò a sedersi vicino a me e a guardare il quadro. Io girai di nuovo lo sguardo verso la tela, ma ormai non la vedevo più con gli occhi di prima.

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