Quello che non sei
- Ivan Mattei
- 13 giu 2022
- Tempo di lettura: 2 min

Matteo sedeva davanti allo specchio della sua camera da letto ogni sera. Aveva creato un angolo in cui restare solo con se stesso, e in quei momenti si sentiva solo come non mai. Si metteva seduto subito prima di andare a letto e si guardava negli occhi per qualche istante, che poi non sapeva se veramente durava così poco o qualche minuto. Faceva il vuoto dentro di sé, come se questo lo alleggerisse dei pesi che si erano accumulati sul suo essere durante il giorno. Poi prendeva un batuffolo d'ovatta, ci metteva sopra del latte detergente e cominciava a passarselo sul viso. Non era truccato, quindi quel gesto poteva risultare inutile, ma quella sorta di rituale che ormai andava avanti da parecchio tempo serviva a Matteo, perché per lui ogni passaggio sul suo viso sfogliava via tutte le maschere che aveva dovuto indossare. Ce n'era una per ogni occasione: quella per l'edicolante sotto casa, quella per il lavoro, quella per la telefonata a sua madre, quella per il panettiere. Passava quel batuffolo con grande insistenza e con sempre più forza, perché aveva paura che prima o poi avrebbe indossato anche una maschera per se stesso, per quegli appuntamenti serali davanti allo specchio. Ci pensava spesso e questo gli procurava veri e propri attacchi d'ansia che poi entravano nei suoi sogni, dove spesso si vedeva con una maschera neutra a cancellargli ogni espressione. In quei sogni si trovava davanti allo specchio e il batuffolo d'ovatta diventava un pezzo di carta vetrata, che però non riusciva a far cadere quella maschera. Allora lo buttava e allungava le mani verso lo specchio cercando di scoprire il viso a quell'uomo riflesso in cui non voleva riconoscersi. Ma anche le mani di quell'uomo raggiungevano il suo viso e cominciava una lotta tra i due che inevitabilmente non raggiungeva la sua fine, perché Matteo si svegliava ansimante e completamente sudato. Allora soltanto una doccia poteva farlo tornare in sé. Il tatto diventava il suo unico alleato contro quell'esperienza straniante e toccare il proprio corpo, a partire proprio dal viso, gli faceva fare pace con il proprio essere, con la propria vita che proprio non riusciva più a sopportare. Quindi di nuovo la sedia davanti allo specchio, e ritrovava il suo viso, e sorrideva a se stesso.
"Non aver paura di quello che non sei". Incise questa frase sulla cornice dello specchio, come fosse una porta che l'uomo con la maschera neutra non avrebbe mai più potuto aprire.
Quella sera la lesse e il batuffolo d'ovatta con sopra il latte detergente ebbe il suo effetto, permettendogli di dormire finalmente sonni tranquilli.



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