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Scoperta

  • Immagine del redattore: Ivan Mattei
    Ivan Mattei
  • 17 mag 2023
  • Tempo di lettura: 3 min

La doccia calda non era riuscita a scioglierle quella tensione che sentiva sulle spalle. Una sorta di peso le bloccava la parte superiore della schiena da qualche giorno, ma lei non riusciva a capire a cosa fosse dovuto.

Uscita dalla doccia andò verso la porta dove aveva dimenticato di prendere l’accappatoio, ma qualcosa la fermò. Lo specchio si era completamente appannato, come sempre. Di solito si avvicinava e passava velocemente la mano sul vetro per guardarsi e farsi facce buffe, ma questa volta no. Questa volta era diversa.

Cominciò a guardare quella macchia informe riflessa nello specchio appannato e non riusciva a riconoscersi. Si avvicinò sempre di più fino a portare il viso a pochi centimetri dal suo riflesso. La sua pancia si spingeva sul lavandino e il suo seno restava sospeso sul rubinetto per quanto si era piegata in avanti per avere una visuale migliore.

Non passò la mano sullo specchio, ma la avvicinò lentamente e cominciò a seguire il riflesso dei propri lineamenti. Non toccava il vetro, lo sfiorava appena e vide quella goccia scendere in corrispondenza dell’occhio destro. Decise allora di spingere meglio e seguire la curva del naso, come un pittore porta il suo tratto sulla tela.

La sua attenzione era attratta dagli occhi, ma una volta avvicinato il dito per scoprirli si fermò. Di cosa aveva paura? Di vederli? O di vedere quel profluvio di gocce che sarebbero scese come lacrime a scoprire il resto del viso?

Dirottò allora il percorso verso la bocca, scoprendola triste. Non faceva le solite smorfie per ridere. Quelle labbra stupende nel sorriso restavano ferme e carnose nella loro posizione.

Allora, come camminando con le dita sullo specchio, salì e trovò il coraggio con due tocchi decisi e contemporanei dei pollici di scoprire gli occhi, solo quelli.

Per un attimo li vide seguire la rotta indicata dalle labbra, poi tutto si appannò.

Le lacrime sul suo viso stavano seguendo quelle del volto riflesso.

Curvò la schiena per non vedersi più nello specchio e ora era il suo seno, che in quel momento sembrava pesare più del dovuto come tirato giù da una gravità raddoppiata, a toccare il lavandino.

Chiuse gli occhi e li strinse forte, come a strizzarli di ogni lacrima rimasta.

Toccò con una mano la guancia ormai asciutta dalla doccia ma bagnata dalle lacrime. Asciutta dalla doccia?

Fece scendere la stessa mano sul seno che sentì turgido come quando provava le emozioni più belle.

Era asciutto. Da quanto era davanti a quello specchio? E perché il suo corpo reagiva in quel modo se l’emozione che stava provando era tristezza?

Si alzò per guardarsi di nuovo in viso. Un gesto secco finì di pulire la parte dello specchio che ora mostrava tutto il viso. Le labbra erano tese e gli occhi fissi e decisi.

Una consapevolezza cominciava a farsi largo dal centro del suo corpo.

Un altro gesto secco scoprì il resto del corpo. Fu come vederlo per la prima volta. Come se in qualche modo lo avesse cancellato, annullato. Ora ne riscopriva ogni centimetro e lei cominciava a capire che quella consapevolezza era passata sul seno come le mani di un esperto amante. Era poi salita portandole in gola quello che di solito sarebbe diventato un pianto disperato. Stavolta invece le aveva aperto gli occhi e il cuore era entrato in contatto con il cervello.

Questo incontro le aveva permesso di guardare se stessa finalmente innamorata di un amore che non sentiva più venire da lui.

Avrebbe pensato più avanti alle reali motivazioni che la spinsero a salutare dieci minuti dopo la persona che fino ad allora aveva amato come nessuno prima. In quel momento si fidò del proprio corpo e riprese in mano la propria vita.

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