Una stanza vuota
- Ivan Mattei
- 4 lug 2022
- Tempo di lettura: 3 min

Lei e lui in una stanza vuota senza finestre.
Lui e lei sono seduti a terra al centro della stanza, uno di fronte all’altra. Lei guarda lui, lui guarda in terra.
È l’inizio di tutto o di niente, non lo sanno neanche loro. Quello che sa lei è che ha davanti un uomo gentile, buono, che guarda in terra per non guardarla spudoratamente. Un bel pensiero, ma alla lunga lei si annoia del gioco fatto dai suoi occhi che si alzano e si abbassano senza prendere una direzione netta.
Quello che sa lui è che non è abituato a stare con una donna in una stanza vuota. Ha paura di quel vuoto, perché lo obbliga a fare i conti con se stesso, e lui in matematica psicologica non è mai andato così bene. D’altronde avrebbe odiato anche una stanza piena, perché lo avrebbe obbligato a fare i conti con gli altri.
Lei muove le mani accompagnandole con una voce calma. Le parole escono dalla sua bocca, volano verso di lui e infine gli accarezzano il mento, facendogli alzare il viso. Lui apprezza quella carezza e la ricambia con uno sguardo che scorre sul viso di lei, fino a portarle i capelli dietro le orecchie per poterla guardare meglio.
Per la prima volta lei lo sente entrare dentro di sé. A distanza, certo, ma con grazia, forse troppa.
I pantaloni di lei scompaiono, come anche quelli di lui. Nella stanza vuota non c’è freddo né caldo. Solo loro e i loro respiri.
Lei e lui avvicinano le proprie mani e le alzano unendo le punte delle dita. Lui non stacca lo sguardo dagli occhi di lei. Lei accoglie quello sguardo con un sorriso. Lei fa un piccolo passo avanti, figurato certo, ma molto concreto. Lui prova a copiare il movimento di lei, ma lo fa goffamente e le loro dita si staccano per un attimo. Le dita di lui però hanno paura di perdere quel calore e si infilano tra quelle di lei andando ad aggrapparsi alle sue mani. Lei comprende quel terrore, ma non lo accetta e scivola dalla presa. Lui e lei sono seduti a terra al centro della stanza, con le mani appoggiate in terra. Lui sente rabbia per essere stato così goffo. Lei sa che potrebbe stancarsi facilmente, perché certi momenti scappano come lepri impaurite durante la caccia.
Lui allunga una mano e poi l’altra, tendendole verso il viso di lei. Lei capisce la sua richiesta e tuffa il proprio viso tra le due mani.
La maglietta di lui scompare, come anche quella di lei.
L’intimità spaventa lui, che però si fa forza e cerca di abbracciare con lo sguardo ogni millimetro di quelle carni colme di senso. Lei è forte di suo e segue con sguardo divertito gli occhi di lui, fermandoli prendendo tra le sue mani il viso di lui.
Ora gli occhi di lei entrano in quelli di lui e gli occhi di lui entrano in quelli di lei. Non è un gioco, né di parole, né di sguardi, né di tocchi non più fuggenti.
Lei e lui sono seduti al centro della stanza, completamente nudi.
Lui abbassa le mani per esporsi completamente a lei. Vorrebbe parlare, ma le parole cadono in terra con lettere appuntite quando lui le vorrebbe morbide. Lei le raccoglie da terra e le modella. Sa quello che voleva fare lui e dà loro la forma che dovevano avere fin dall’inizio per poi farle proprie.
Lui e lei in una stanza vuota senza finestre.
Lei e lui sono sdraiati al centro della stanza, uniti in una forma che racchiude entrambi, corpo e anima.
Può essere l’inizio di tutto o di niente, non lo sanno neanche loro, ma non gli importa.



Commenti