Una vita fatta a scale
- Ivan Mattei
- 24 mag 2022
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 7 lug 2024

Quando insegnavo una delle cose che dicevo sempre ai miei alunni era che la vita è fatta a scale. La risposta era sempre la stessa: c’è chi scende e c’è chi sale. E allora mi trovavo a spiegare allargando la mia metafora.
Immaginiamoci un palazzo. Questo palazzo rappresenta la nostra vita. Per quei fortunati che avranno una vita piena il palazzo sarà un vero e proprio grattacielo, per chi invece avrà una vita vuota sarà di pochi piani.
Però non è detto che il grattacielo sia più faticoso. La fatica non dipende da quanti piani si devono salire.
Ogni piano ospita alcune case e queste rappresentano i vari episodi della nostra vita, mentre i loro abitanti sono le persone che incontriamo.
Io ho avuto una vita bella piena, magari non fino ad arrivare ad un grattacielo, ma sicuramente a 14-15 piani sì. E ogni piano è pieno di case, con tante persone che le abitano.
Ora credo di essere arrivata a uno degli ultimi piani. Non mi sento affaticata, perché, con alti e bassi, le scale sono sempre state alla mia portata.
Il problema è un altro. Ho cominciato a dimenticare a che piano sono arrivata. Piano piano delle case che ho visitato durante la salita non è rimasto nulla. Ogni tanto provo ad affacciarmi dalla tromba delle scale, ma non vedo molto. Eppure so che qualcosa c’era. Non è possibile che sia arrivata così in alto da non vedere il fondo, perché alcune cose spariscono anche dai piani più vicini.
Ho paura, perché a volte spariscono anche gli ultimi gradini che ho salito. Salgo non pensando a quello che sto facendo e a volte inciampo, perché faccio qualche errore nell’alzare troppo o troppo poco la gamba per passare al gradino successivo.
E mi arrabbio con me stessa, e mi arrabbio con chi cerca di aiutarmi. A volte mi fermo anche, per cercare di capire come recuperare quei gradini, quelle case, quei piani che mancano, ma è sempre più difficile.
Credo che ad un certo punto arriverò a pensare che forse è inutile salire ancora. Forse non capirò l’aiuto di chi sale con me. Forse resterò su un gradino, ferma, immobile, perché il mio mondo sarà solo quello e niente di più, con vecchie cose e persone di un altro tempo che troverò casualmente a farmi compagnia.
Spero soltanto di riuscire ad arrivare su una casa prima che questo nulla mi isoli sulle scale senza neanche farmi riconoscere la mia meta.



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